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Pacifisti e terroristi 12 marzo 2004 Ai pacifisti che marceranno per la pace bisognerebbe distribuire le fotografie con gli atroci effetti degli attentati di Madrid. Per tentare di farli riflettere sul dato incontestabile che le loro manifestazioni di pacifismo niente affatto ispirato alla non violenza costituiscono delle oggettive coperture per i terroristi di tutti i generi e di tutte le latitudini. Naturalmente i marciatori non mancheranno di esibire striscioni contro il terrorismo che ha sconvolto la capitale spagnola. Ma sappiamo tutti che si tratterà di una semplice presa in giro. Il pacifismo dei violenti, di quelli che usano il tema della pace per rimanere aggrappati alle vecchie ideologie del comunismo, del terzomondismo e dell’odio contro i valori della civiltà occidentale, rappresenta il metaforico ma efficientissimo “santuario” in cui i criminali che usano le bombe a scopi politici tendono a trovare costante rifugio. I marciatori che disprezzano la non violenza e sono sempre fermi all’idea che la levatrice della storia sia proprio la violenza, rifiutano di prendere atto che il terrorismo è un fenomeno internazionale che può essere fronteggiato solo con un impegno globale di tutti i paesi e di tutte le organizzazioni che credono nella democrazia e nei diritti degli individui. In questa circostanza si limiteranno a condannare il terrorismo basco. Ma si rifiuteranno di allargare la condanna agli altri gruppi terroristici che operano con le più diverse motivazioni nel mondo e che hanno tra loro legami non solo di natura ideologica ma anche organizzativa e pratica. Nessuno ama o invoca la guerra. I tempi delle provocazioni futuriste sono lontanissimi ed irripetibili. Ma c’è una internazionale terroristica che va dall’Eta all’Ira fino alla immensa galassia dei gruppi islamici oltranzisti che ha dichiarato la guerra, la vuole fortemente e la porta avanti con la massima determinazione in ogni recesso del paese. In questa luce marciare per la pace di fronte alla guerra proclamata, che massacra gli inermi a Madrid come a Baghdad, a Gerusalemme come a New York, non è più un segno di resa al terrorismo. E’ una scelta di campo! |