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Curve ed elezioni 24 marzo 2004 La politica si è infiltrata nel mondo del calcio da tempo immemorabile. Non esiste una curva di un qualsiasi stadio italiano che non abbia la sua rappresentanza di estremisti. O di destra, o di sinistra, sempre e comunque unite dalla comune avversione nei confronti di tutte le istituzioni possibili ed immaginabili, prima fra tutte la Polizia. In questa categoria rientrano i tifosi che hanno provocato gli incidenti dell’Olimpico e, con le loro minacce di invasione di campo, hanno provocato l’interruzione del derby Lazio-Roma.Ma accanto ai forsennati che scambiano la comunità ideologizzata della curva per il branco all’insegna di un’assurda commistione tra ideologica e tifo, c’è una seconda forma d’infiltrazione della politica nei confronti del mondo calcistico. E’ quella che in vista della campagna elettorale per le europee stanno realizzando alcuni partiti, nel tentativo di sfruttare a proprio vantaggio il popolo delle curve raccolto in branchi. La cartina di tornasole di questo fenomeno è il preannunciato decreto che dovrebbe spalmare in cinque anni i debiti delle società calcistiche nei confronti del fisco. Il provvedimento rappresenta l’unico strumento in grado di evitare sia il tracollo definitivo dell’intero sistema calcistico nazionale, sia la dolorosa rinuncia da parte dello stato agli ingenti crediti fiscali vantanti nei confronti delle squadre (i fallimenti impedirebbero qualsiasi recupero). Eppure ha innescato un meccanismo di speculazione elettoralistica particolarmente pericoloso. I piccoli partiti che vogliono mettersi in mostra sfruttano l’estrema popolarità della questione e cavalcano la facile demagogia dell’opposizione morale al sostegno dello stato al calcio miliardario e dissennato. Nessuno ha mai proposto di usare il decreto per dare soldi alle squadre in difficoltà. Si parla, al contrario, solo di dilazionare il pagamento delle tasse evase non solo per consentire alle società di spalmare i debiti in cinque anni, ma anche per mettere in condizione le casse dello stato di non perdere definitivamente i crediti vantati. Ma, a dispetto di ogni elementare buon senso, i contestatori denunciano l’immoralità dell’aiuto del governo alle società calcistiche e promettono fuoco e fiamme se il decreto dovesse essere varato. Al tempo stesso, visto che le società più indebitate con il fisco sono quelle della capitale, la Lega spara a zero contro le eventuali agevolazioni a Roma e Lazio nella convinzione di poter contare sul consenso di quelle curve degli stadi del Nord che considerano il tifo calcistico il mezzo migliore per manifestare il proprio razzismo nei confronti dei meridionali in genere e dei romani in particolare. Ma chi cavalca le speculazioni elettoralistiche scherza con il fuoco. Se la politica dei partiti s’intreccia con quella degli stadi l’esplosione è sicura. Con conseguenze sicuramente devastanti. Il derby Lazio-Roma insegna! |