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Il costo della liturgia 27 marzo 2004 Ma era proprio necessario uno sciopero generale di quattro ore per riaprire il tavolo della trattativa tra il governo ed i sindacati, esclusa la Cgil? Pare proprio di sì. Senza adottare la sterile e stupida liturgia della mobilitazione di massa e della esibizione dei muscoli, i dirigenti della Cisl e della Uil non avrebbero mai potuto manifestare la propria disponibilità alla ripresa del dialogo con l’esecutivo. Senza la manifestazione di forza preventiva e la “faccia feroce”, i poveri Pezzotta ed Angeletti avrebbero esposto il fianco alle accuse di tradimento di Guglielmo Epifani. E non sarebbero mai riusciti a convincere la propria base della necessità di non chiudere aprioristicamente il confronto su una riforma dello stato sociale resa indispensabile dalle mutate condizioni della storia dei paesi industrializzati. Lo sciopero generale è dunque stato il prezzo indispensabile pagato alla ragionevolezza. Ma chi si rallegra del costo relativo di un simile prezzo (meglio uno sciopero generale di 4 ore che di 24) sbaglia. La crisi economica che grava sul paese impone di incominciare a sostenere che anche prezzi bassi di questo tipo sono ormai diventati insopportabili. Non tanto in termini monetari legati alle ore di lavoro perse. Quanto in termini di umore popolare, quello stessa che in Spagna ha provocato la sconfitta elettorale dei popolari di Aznar dopo gli attentati di Madrid e, molto meno drammaticamente, ha determinato l’interruzione del derby Lazio-Roma della scorsa settimana. Nel pagare il prezzo della liturgia muscolare dello sciopero generale, infatti, c’è stato il solito profluvio di retorica propagandistica, con i leader sindacali a gridare contro il governo colpevole di voler smantellare lo stato sociale e con i leader dei partiti del centro sinistra a sfruttare l’occasione in termini elettorali denunciando il presunto fallimento della politica economica del governo. L’esibizione di combattività, in altri termini, è stata come sempre realizzata forzando i toni, salendo sopra le righe, pronunciando affermazioni al limite della demenzialità, come quella del vecchio Armando Cossutta che contro il carovita non si è limitato a chiedere il ritorno alla scala-mobile ma il raddoppio puro e semplice delle retribuzioni. Queste sparate trombonesche, evidenziate e moltiplicate dai media, influiscono pesantemente sulla psicologia delle grandi masse. Alimentano la speranza che la crisi economica sia un accidenti contingente frutto della cattiva politica del governo e non una conseguenza della depressione internazionale, favoriscono la convinzione che ci siano facili scorciatoie per uscire dalle difficoltà del periodo e spingono i gruppi più estremisti e disperati a dare credito alle forzature propagandistiche e ad adottare comportamenti conseguenti. Le esibizioni muscolari dei sindacati, quindi, anche se fatte a fin di bene e di dialogo, costano troppo. In tempi di paure e di tensioni alzano il livello delle paranoie collettive. Per questo, se mai lo sciopero generale porterà effettivamente alla riapertura del confronto, c’è solo da sperare che il dialogo sia rapido e si traduca nel varo di riforme condivise. In caso contrario, paranoia per paranoia, tanto vale che il governo decida e vada avanti da solo. |