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  Il dubbio degli elettori moderati
30 marzo 2004

La Lega incassa il successo della devolution e della bocciatura del decreto salva-calcio (romano). Ed ecco che gli altri partiti della maggioranza si affrettano a marcare con qualche pretesto la loro presenza nella maggioranza. Da un lato lo stesso Silvio Berlusconi lancia il progetto di rilanciare l’economia attraverso la terapia della riduzione delle tasse. Dall’altro Udc e An cercano di incassare qualcosa attraverso l’immediato freno alla proposta del presidente del Consiglio. La corsa alla demagogia è così aperta. Gli esponenti della destra proclamano a gran voce che con loro al governo nessuno riuscirà mai a ridurre le tasse ai ricchi ed aumentare il lavoro ai poveri. E su una linea sostanzialmente analoga si collocano gli esponenti dell’Udc e della stessa Lega che protestano contro lo scarso spirito di collegialità messo in mostra da Berlusconi e dal ministro del Tesoro Giulio Tremonti. Ma serve questa esibizione di muscoli e di acuti tenorili a rafforzare l’immagine e le speranze di successi elettorali delle diverse componenti della Casa delle Libertà? Qualche dubbio in proposito è più che lecito. Agli occhi degli elettori moderati lo spettacolo della maggioranza che si lacera nella disperata ricerca di ogni singolo leader e partito di conquistare il proscenio della politica è sicuramente devastante. 

Questi elettori sono stati per anni educati ad apprezzare i valori dell’unità e della solidarietà delle forze della coalizione guidata da Berlusconi ed a ragionare secondo la logica imposta dal maggioritario. Ora, di punto in bianco ed in vista delle elezioni europee, scoprono che chi predicava la compattezza ed arrivava addirittura ad ipotizzare la formazione di un’unica formazione politica tra le diverse componenti dell’alleanza di governo, persegue invece l’interesse della propria bandiera di partito. E lo fa non a scapito delle forze politiche dello schieramento opposto, ma solo a dispetto ed a rovina dell’alleato. Si dirà che questa è la conseguenza naturale dell’accidente di dover votare a metà legislatura per il Parlamento europeo con il sistema proporzionale. Ma ci deve essere pure un limite al “sacro egoismo” di partito imposto dal proporzionalismo delle europee! E questo limite deve essere la consapevolezza che passato il voto di giugno la coalizione dovrà privilegiare le ragioni dell’unità e della solidarietà a quelle della distinzione. Sempre, ovviamente, che voglia continuare a governare. Un dubbio che in questi giorni troppo spesso tormenta gli elettori della Casa delle Libertà.