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Tasse e elezioni 3 aprile 2004 E’ più che legittima la preoccupazione degli alleati di Silvio Berlusconi di non lasciarsi fagocitare elettoralmente dal Premier e dal suo partito. Così come è del tutto comprensibile la loro richiesta di maggiore collegialità nelle scelte del governo per non lasciarsi completamente oscurare dalla prorompente vitalità del leader della Casa delle Libertà. Ma sarebbe opportuno che per marcare la propria identità e rivendicare il proprio diritto a partecipare a pieno titolo alle decisioni governative, gli alleati di Berlusconi evitassero di prendere a prestito le argomentazioni con cui l’opposizione di sinistra cerca di mettere i bastoni tra le ruote al centro destra. La faccenda dell’impegno del presidente del Consiglio a diminuire le tasse è emblematico. Fini, Follini e Maroni hanno giustamente rimproverano al Premier di aver lanciato un progetto di governo prima ancora di averlo concordato nel dettaglio con i componenti del governo stesso. Ma, a parte che l’impegno per la riduzione delle tasse costituiva la principale promessa contenuta nel programma su cui il centro destra ha ottenuto dagli elettori l’incarico di guidare il paese, non si capisce perché mai nel portare avanti una loro legittima rivendicazione An, Udc e Lega abbiano preso a prestito il “no” pregiudiziale della sinistra all’idea della riduzione della pressione fiscale. Nessuno contesta ad Alleanza Nazionale la volontà di rappresentare le istanze e gli interessi delle fasce deboli della società. Così come nessuno può rimproverare a Udc e Lega lo sforzo di farsi portabandiera delle esigenze delle classi medie centro-meridionali e della piccola borghesia settentrionale. Ma mettersi a copiare la sinistra nella difesa ad oltranza dello stato assistenziale e cavalcare demagogicamente la richiesta che la riduzione delle tasse non deve riguardare solo i ricchi, è il modo migliore per farsi del male. Un conto è sottolineare la necessità di procedere con grande cautela sulla strada della riduzione delle tasse per non dover smantellare i pezzi dello stato sociale. E farlo salvando il principio della assoluta necessità di riformare un sistema fiscale vessatorio ed un sistema sociale obsoleto. Così come avviene in Francia, in Germania, in Spagna, in Inghilterra, negli Stati Uniti ed in tutti i paesi industrializzati. Un altro conto è prendere a prestito le tesi antiche della sinistra contrarie a qualsiasi forma di innovazione pur di conservare intatti i privilegi delle proprie clientele. In questo modo il messaggio che viene lanciato al corpo elettorale è il trionfo del masochismo. Perché votare per il centro destra se scimmiotta la sinistra? Tanto vale ripiegare sull’originale! |