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  Lo spirito di Cassandra
6 aprile 2004

Non è un caso che la prima iniziativa degli sciiti in rivolta in Iraq sia stata quella di assaltare la sede del contingente spagnolo. Così come è difficile credere che si sia trattato di un caso che il commando di terroristi responsabili della strage di Madrid, autoimmolatosi per sfuggire alla cattura, stesse preparando una nuova serie di attentati in Spagna durante le festività pasquali. La sconfitta di Aznar seguita al massacro dei duecento civili ed il frettoloso annuncio di ritiro dall’Iraq del vincitore Zapatero, non sono serviti a garantire il territorio ed i soldati spagnoli dal pericolo di nuove aggressioni. Anzi, proprio la dimostrazione che le azioni terroristiche possono pagare fino al punto dal provocare il repentino cambio di maggioranza in un paese democratico, sembrano aver trasformato la Spagna in un bersaglio privilegiato. Continuare a colpire la Spagna, che ha già dimostrato di essere particolarmente sensibile ai colpi del terrore, significa puntare al risultato clamoroso del ritiro immediato dall’Iraq del contingente spagnolo. 

Il calcolo degli strateghi del sangue è fin troppo chiaro: se duecento morti hanno provocato il ribaltamento degli equilibri politici del paese, qualche altro pugno di morti potrebbe spingere il governo socialista di Zapatero a ritirare immediatamente il contingente spagnolo, senza neppure aspettare le decisioni dell’Onu. Ed un risultato del genere avrebbe un impatto gigantesco sull’opinione pubblica di tutti i paesi arabi dimostrando, in maniera inconfutabile, che nei confronti del mondo occidentale la politica moderata non ottiene risultati mentre quella delle maniere forti e della guerra non convenzionale funziona a meraviglia. Questa considerazione dovrebbe far riflettere attentamente i dirigenti politici italiani. La stragrande maggioranza di costoro è troppo presa dalla campagna elettorale europea per soffermarsi a tirare le conseguenze dalle vicende spagnole. E tende ad immaginare che il caso della Spagna sia destinato a rimanere isolato. 

Il rischio che i terroristi vogliano sperimentare anche sull’Italia il metodo infernale ferocemente applicato a Madrid, però, esiste anche per noi. Ed anzi, alla luce delle lacerazioni che caratterizzano il tessuto politico nazionale, è forse addirittura più grande. E’ facile immaginare che, di fronte ad una opposizione di sinistra decisa ad intrecciare il pacifismo e l’antiamericanismo con l’antiberlusconismo, gli strateghi del terrore possano pensare di colpire l’Italia con il dichiarato proposito di ripetere nel nostro paese quel ribaltamento di equilibri politici così clamorosamente realizzato in Spagna. O, in subordine, di spingere il governo a cedere alla piazza pacifista ed a ritirare dall’Iraq il contingente militare senza badare alle vecchie o alle nuove decisioni dell’Onu. Contro una ipotesi così angosciante ci vorrebbe una intesa bipartisan, fondata sull’impegno di tutte le forze politiche democratiche a non cedere al ricatto dei terroristi. Magari sollecitata dal presidente della Repubblica e dagli altri massimi rappresentanti delle istituzioni. Ma forse è un’illusione nutrire questa speranza in campagna elettorale. Per cui non c’è che da augurare che almeno in questa occasione lo spirito di Cassandra abbia torto.