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Pacifisti sanguinari, pacifisti ipocriti 8 aprile 2004 Nassirya non è Adua. Undici feriti non sono migliaia di morti. E, soprattutto, in Iraq i nostri soldati non stanno a conquistare una terra che non è la loro ma stanno svolgendo quel lavoro di aiuto alla popolazione e di ripristino della legalità che avrebbero dovuto svolgere le organizzazioni internazionali se non fossero prive di qualsiasi capacità operativa e svuotate di qualsiasi ruolo politico e morale. Chi urla a gran voce il fin troppo ricorrente urlo nazionale "tutti a casa", quindi, compie un grave errore. Ma, soprattutto, si assume una grande responsabilità. Quella della guerra civile e del conseguente massacro che seguirebbero il ritiro dei soldati italiani ed occidentali dalla terra del Tigri e dell'Eufrate. Questi pacifisti terzomondisti hanno già alle spalle delle responsabilità tremende. A voler calcolare le vittime che una decolonizzazione accelerata e dissennata ha provocato nei paesi del Sud del mondo, si scoprirebbe che ammontano a parecchi milioni di morti. Proprio in questi giorni è caduto l'anniversario dell'inizio della mattanza tra etnie rivali che provocò più di un milione di vittime in Uganda. E chi invoca oggi l'immediato ritiro del contingente italiano farebbe bene a considerare che se a quei tempi nel paese africano ci fosse stato un qualsiasi contingente militare di un qualsiasi paese occidentale quell'ecatombe sarebbe stata evitata. Per non parlare della Somalia, dove ogni giorno, da quando gli occidentali se ne sono andati, sono decine le vittime delle lotte tra le milizie dei vari signorotti mafiosi locali. Chi vuole altri cadaveri sulla propria coscienza si accomodi pure nella richiesta di ritiro immediato dei nostri soldati dall'Iraq! Ma rinunci alla qualifica di pacifista ed accetti di essere considerato per quello che in realtà è: un irresponsabile sanguinario. Peggio dei macellai inconsapevoli sono però coloro che, più ipocritamente dei pacifisti integralisti, chiedono a voce spiegata una immediata "svolta" nella politica italiana in Iraq sotto forma di richiesta all'Onu di un tempestivo intervento e di ritiro immediato in caso di mancato ed immediato accoglimento della richiesta. I pacifisti ad oltranza hanno almeno la scusante di un pizzico di buona fede e di una lunga tradizione alle spalle. Questi altri, invece, nascondono la loro smaccata malafede dietro la cortina fumogena delle Nazioni Unite nella sola speranza di arrivare a scavalcare le elezioni europee con questa posizione strumentale, salvo poi prendere atto che l'Onu, come ha già ampiamente dimostrato in passato, non è assolutamente in grado di imporre la pace a nessuno. Anche costoro si stanno assumendo una grave e grande responsabilità politica e morale. E sbagliano i loro calcoli se pensano di poterne ricavare un utile dalle elezioni europee. Rischiano, al contrario, di uscire a pezzi stretti come sono nella morsa tra i pacifisti sanguinari dell'ultra sinistra ed i realisti responsabili della maggioranza di centro destra. |