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Il volto “fiscale” della sinistra 10 aprile 2004 Vincenzo Visco, ex ministro delle Finanze, sostiene che l’unica vera scossa capace di rilanciare l’economia nazionale languente sarebbe la cacciata del governo Berlusconi. Fabio Mussi, leader Ds del cosiddetto “correntone”, aggiunge che realizzare una scossa del genere rappresenterebbe addirittura un dovere patriottico. Piero Fassino, poi, dice che la crisi dell’economia si risolve eliminando Giulio Tremonti e Massimo D’Alema tratta l’intera compagine governativa come dei dilettanti allo sbaraglio da bacchettare e rinviare di corsa all’opposizione. Come loro anche tutti gli altri esponenti dell’opposizione, siano essi del “triciclo” che dei tanti “monopattini” presenti nella variegata galassia del centro sinistra. Ma, a dispetto di questa campagna, nessuno è in grado di valutare se una eventuale cacciata del centro destra con conseguente ritorno al governo del centro sinistra sarebbe effettivamente in grado di provocare il risveglio dell’economia nazionale. Anche perché i dirigenti dell’opposizione sono bravissimi nel gridare all’unisono contro il Cavaliere ed i suoi ministri, ma non sono altrettanto bravi nell’indicare la terapia economica e finanziaria su cui punterebbero per riaccendere il motore della produzione e dei consumi del paese. Ognuno propone tutto ed il contrario di tutto. Ed in questa babele di voci l’unica cosa certa è che di fronte alla crisi economica internazionale la sinistra non ha alcuna strategia su cui puntare. In queste condizioni è impossibile cercare di immaginare come si comporterebbe l’attuale opposizione se diventasse maggioranza e tornasse alla guida del paese. Più facile, invece, sulla base dell’esperienza del passato, ipotizzare in quale modo l’Ulivo avrebbe affrontato la crisi internazionale se alle passate elezioni invece di perdere avesse vinto. E se Vincenzo Visco, invece di tornare a calcare i banchi dell’opposizione fosse rimasto a svolgere le funzioni di Ministro delle Finanze nel dicastero di via XX settembre. Lo scenario ipotetico è fin troppo chiaro. Invece di puntare sui condoni per fare cassa e sulla promessa della riduzione delle tasse per blandire l’opinione pubblica e sperare in una successiva ripresa della fiducia e dei consumi, Visco avrebbe insistito nella sua ricetta fondata sulla pressione fiscale e sulla lotta all’evasione. Il tutto, naturalmente, con un aumento adeguato alla gravità della crisi seguita al crollo delle Torri Gemelle ed alla dichiarazione di guerra all’Occidente da parte del terrorismo dei fondamentalisti islamici. Le tasse sarebbero aumentate ed una parte delle nuove risorse sarebbero state impiegate per potenziare gli apparati in grado di colpire gli evasori piccoli, medi e grandi. Cioè, a stare ai dati dei condoni, una buona fetta dei contribuenti italiani costretti ad evadere per sfuggire all’esosità del moloch fiscale. In termini finanziari il risultato sarebbe stato decisamente inferiore a quello conseguito da Tremonti con la sua strategia dei condoni. Ormai è riprovato che i grandi apparati di controllo fiscale servono solo a finanziare il proprio altissimo costo ed a far aumentare progressivamente l’area dell’evasione. In termini psicologici, invece, il risultato sarebbe stato di gran lunga più significativo. Visco sarebbe riuscito a creare nel paese il clima di oppressione, di sospetto, di paura e di irritazione. E, con ogni probabilità, a colpi di clava fiscale, sarebbe riuscito a concretizzare quel sogno nascosto che da buon militante post-comunista coltiva dai tempi di Enrico Berlinguer: quello di reintrodurre l’austerità degli anni ‘70 e dipingere di grigio l’intera società italiana. Se questo è quanto Visco, Mussi e soci avrebbero fatto, l’abbiamo scampata bella! Speriamo di continuarla a scampare! |