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  La fermezza dimenticata
14 aprile 2004

Il paragone con Bellini e Cocciolone è sbagliato e privo di senso. A vedere i quattro italiani sequestrati in Iraq, così come a scorrere la foto del civile americano finito nelle mani dei terroristi iracheni il paragone più corretto è quello con gli ostaggi catturati ed umiliati dalle Brigate Rosse negli anni passati. Cambiano i nomi, cambia la bandiera di sfondo. Ma la violenza è la stessa ed il messaggio è identico a quello di chi, negli anni di piombo, pensava di promuovere la rivoluzione attraverso i gesti emblematici della minaccia e della realizzazione di sacrifici umani. Come rispondere a questo incubo che ritorna e lo fa con un carico di terrore infinitamente superiore a quello espresso a suo tempo dai brigatisti rossi? Chi chiede il ritiro immediato senza se e senza ma dovrebbe pensare al passato. E riflettere, alla luce di quel ricordo, sulla grave responsabilità che si assume. Cedere oggi alle minacce degli sciiti più estremisti è come se a suo tempo ci si fosse schierati dalla parte delle Brigate Rosse, caricandosi della responsabilità morale e politica dell’assassinio di tanti innocenti. Non stupisce se una parte della sinistra, quella più oltranzista e massimalista, si sia immediatamente schierata dalla parte di chi usa e predica la violenza. Fa parte della sua storia e della sua tradizione. Ma inquieta ed angoscia che a mettersi dalla parte dei nuovi brigatisti che hanno sostituito il marxismo-leninismo con la teocrazia islamica possano essere quanti a suo tempo non esitarono a battersi con la massima “fermezza” (il termine ricorda qualcosa a qualcuno?) contro i portatori di morte usciti dal proprio album di famiglia. Cedere oggi è molto peggio di ieri. Allora la posta in palio era l’equilibrio politico del nostro paese. Adesso è il futuro dell’intera civiltà occidentale.