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  Un significativo miracolo
15 aprile 2004

Forse c’è un miracolo in vista. Quello di una intesa bipartisan tra maggioranza e parte dell’opposizione sulla linea di fermezza da tenere nei confronti dei terroristi che hanno sequestrato quattro connazionali in Iraq e condizionano il rilascio delle loro vittime al ritiro del nostro contingente militare. I segnali che vengono dai dirigenti del cosiddetto “triciclo” sono incoraggianti. Così come lasciano ben sperare gli appelli in questa direzione dei dirigenti della maggioranza e l’intervento alla Camera del ministro degli Esteri Franco Frattini. E’ possibile, allora, che sulla linea della fermezza contro i ricattatori del fondamentalismo sciita si formi in Parlamento una inedita e larghissima maggioranza. Che sarà pure contingente ed occasionale ma che sembra fatta apposta per confermare l’indicazione emersa dagli avvenimenti seguiti alla tragedia di Nassiriya. E cioè che sulle grandi questioni che tirano in ballo il presente ed il futuro del paese, le forze politiche riescono ancora a rappresentare il comune sentire della stragrande maggioranza degli italiani a dispetto di tutte le divisioni e le lacerazioni imposte dal sistema e dalla logica bipolare. 

Ciò significa che gli esponenti di maggioranza ed opposizione sono più maturi e consapevoli dell’interesse superiore del paese di quanto spesso non vogliano apparire. E che le polemiche, le contestazioni, il muro contro muro della quotidianità politica non sono altro che delle costruzioni posticce e strumentali. Tutto questo, naturalmente, non porta con sé alcuna ipotesi di modifica del quadro politico. La maggioranza rimane maggioranza e l’opposizione continua a fare il proprio mestiere di opposizione. Ma rende anche evidente che non esiste solo una lettura del sistema bipolare, quella secondo cui la democrazia dell’alternanza va vissuta come una sorta di guerra civile combattuta con i mezzi della legalità. C’è anche quella che, di fronte alle grandi prove, impone agli egoismi di schieramento e di partito di lasciare il posto ad un più alto senso di responsabilità collettivo. Se è così si può ben sperare. Non solo nel superamento della crisi degli ostaggi ma sul futuro complessivo della nostra nazione.