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  Terrorismo e unione nazionale
16 aprile 2004

La sinistra riformista si schiera con il governo nella linea della fermezza contro il terrorismo ma chiede che entro il 30 giugno si verifichi una “effettiva svolta che porti alla centralità dell’Onu” in Iraq. Qualcuno considera questa scelta ancora una volta fortemente ambigua. E contesta ai dirigenti del “triciclo” di non rinunciare ad esercitare un’azione di protesta e di contestazione nei confronti del governo sulla questione dell’Onu anche a dispetto della dichiarata volontà dell’esecutivo di puntare ad un nuovo e diretto coinvolgimento delle Nazioni Unite nella vicenda irachena. E’ probabile che questa ambiguità ci sia e sia pure voluta. Ma più importante di qualsiasi ambiguità, che sarebbe peraltro giustificata dalla necessità di non dimenticare che il paese è ormai in piena campagna elettorale, c’è la certezza che la decisione di non accodarsi all’estrema sinistra nel chiedere l’immediato ritiro dei nostri soldati dall’Iraq costituisce uno strappo irrecuperabile al mito dell’unità della sinistra. Le due sinistre marciano ormai su due binari che divergono profondamente. Il vecchio parallelismo è morto e sepolto. E chi pensa di poterlo recuperare il giorno in cui l’Onu dovesse intervenire in Iraq con una nuova risoluzione, non tiene che la conseguenza di un atto del genere non sarebbe affatto il ritiro dei militari italiani ma il loro semplice affiancamento con le truppe di altri paesi europei ed arabi. 

Nel rinunciare alla richiesta dell’immediato rituro, infatti, i dirigenti del “triciclo” non possono non aver calcolato che l’intervento delle Nazioni Unite non comporterà il “tutti a casa” degli italiani chiesto a gran voce dalla sinistra estrema. Al contrario, i vari Rutelli, Fassino e D’Alema hanno messo perfettamente in conto che i nostri soldati sono destinati a rimanere in Irak a lungo. Magari sotto un comando diverso da quello Usa e con la bandiera delle Nazioni Unite da affiancare a quella nazionale. Ma sempre nel mirino dei terroristi che, non va mai dimenticato, hanno fatto la loro prima apparizione a Bagdad facendo saltare in aria l’ufficio dell’Onu e costringendo il Palazzo di vetro a richiamare a New York l’intera delegazione in Irak. La guerra, in altri termini, è destinata a durare. Ed il solco che si è aperto tra le due sinistre con la scelta di ieri è destinato automaticamente ad allargarsi. Fino ad una eventualità che oggi può apparire remota e frutto di pura fantapolitica ma che potrebbe diventare indispensabile nel caso dopo giugno il conflitto si radicalizzasse ulteriormente. Quella di un governo di unione nazionale per la guerra contro il terrore planetario.