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  Volti noti e regime
24 aprile 2004

Le notizie si intrecciano. A Strasburgo le sinistre europee sobillate dagli ulivisti e dagli ultrasinistra italiani votano un documento di critica al nostro paese per il conflitto d’interessi di Silvio Berlusconi che minaccerebbe la libertà di stampa in Italia. A Roma i dirigenti della lista unitaria della sinistra si arrovellano sul dilemma relativo alla scelta dei capilista nelle circoscrizioni elettorali delle prossime elezioni europee. Puntare sugli esponenti di maggiore spicco dei partiti del “triciclo”? Oppure chiedere a questi ultimi di fare un passo indietro per consentire di piazzare alla guida delle liste i volti più noti del mondo dell’informazione nazionale? Tra le due notizie c’è un nesso incredibile e decisamente singolare. Se in Italia la libertà di stampa è a rischio a causa del monopolio assoluto sull’informazione realizzato dal presidente del Consiglio proprietario di Mediaset e controllore della Rai, come mai il segretario dei Ds Pietro Fassino pensa di rinunciare alla propria candidatura in favore di quella dell’inviato di punta del Tg1 Lilly Gruber? 

Forse per garantire una sorta di asilo politico ad una perseguitata del regime mediatico realizzato dal Cavaliere o, al contrario, per sfruttare elettoralmente l’immagine di una giornalista divenuta personaggio di grandissima popolarità grazie alla presenza continua e politicamente significativa sul telegiornale della prima rete della televisione pubblica? E perché il presidente della Margherita Francesco Rutelli, che a Strasburgo si è battuto come un leone per denunciare la scarsa libertà di stampa in Italia, immagina di rinunciare alla propria candidatura in favore di quella di Davide Sassoli, altro conduttore di punta del Tg1? Sempre per assicurare alla vittima delle angherie del Cavaliere e del suo braccio operativo Clemente Mimun un qualche rifugio nel Parlamento europeo o per puntare su uno dei volti più noti della televisione di stato grazie all’influenza che la sinistra ha avuto e continua ad avere sull’azienda di viale Mazzini? 

Gli interrogativi potrebbero andare avanti e riguardare i casi emblematici di Michele Santoro e di Gad Lerner, altri personaggi mediatici di primo piano per grazia lottizzatoria ricevuta. Ma la domanda è sempre la stessa. Che razza di regime è quello che trasforma le sue presunte vittime in privilegiati mettendoli addirittura in condizione di scavalcare i propri leader politici di riferimento? Giriamo l’interrogativo a quei parlamentari della sinistra europea che tremano per la sorte della libertà di stampa nel nostro paese. Nella speranza che i loro tremori siano fasulli e nascano esclusivamente dalla malafede. Se fossero veri bisognerebbe concludere che non ci fanno. Ci sono!