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  L’autocondanna del “triciclo”
29 aprile 2004

Con la mozione per il ritiro immediato del contingente italiano in Iraq il “triciclo” ha formalmente consegnato alla sinistra antagonista l’egemonia politica sull’opposizione. E con la scelta dei massimi esponenti dei tre partiti della lista unitaria di non candidarsi alle elezioni europee in favore o di politici di seconda schiera o di vecchie glorie della Rai Tv ulivista, lo stesso “triciclo” ha stabilito che il 12 giugno sarà la data della propria esecuzione capitale. Colpisce che a compiere questi atti di incredibile masochismo siano quelli che si dicevano sicuri di conquistare il 35-38 per cento dei consensi del paese e di diventare il motore portante della nuova maggioranza destinata a sostituire alla guida del paese il governo di Silvio Berlusconi. Ma tant’è. Come per Don Abbondio nessuno si può dotare del coraggio che non ha. Ed i dirigenti ulivisti, Romano Prodi in testa, stanno dimostrando non solo di non avere un briciolo di coraggio ma soprattutto di essere terrorizzati dalla deriva estremista in atto nella sinistra e dalla paura di sgambetti elettorali da parte degli alleati del “triciclo” in caso di candidature alle europee. 

Il risultato è che, con la resa a discrezione alla perentoria richiesta dell’ultra sinistra di una mozione parlamentare per il ritiro immediato dei nostri soldati dall’Iraq, i dirigenti “triciclisti” hanno regalato la guida politica dell’opposizione ai gruppi più estremisti ed irresponsabili della sinistra. E con la fuga dei Fassino, dei Boselli e dei Veltroni in favore delle Gruber e dei Santoro il gruppo dirigente del “triciclo” si è delegittimato agli occhi del paese e del proprio potenziale elettorato. Gli ultimi sondaggi indicano che la lista unitaria sia destinata a non superare il 30 per cento. Se questo sarà il risultato del 12 giugno, il problema della politica interna italiana non sarà più la verifica della tenuta dell’attuale maggioranza di governo ma il fallimento della lista unitaria della sinistra. E, conseguentemente, la questione del futuro riassetto dell’intero schieramento d’opposizione ed il modo in cui garantire la governabilità del paese con un centro destra troppo condizionato dall’assenza di Bossi ed un centro sinistra condannato ad essere guidato dai gruppi dell’estremismo e dell’irresponsabilità.