torna alla
home page

ARCHIVIO

2002
marzo
febbraio 
gennaio

2001
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

2000
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

1999
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  C’è svolta e svolta
7 maggio 2004

Il “triciclo” è saldamento unito nella richiesta di una “svolta” in Iraq. Solo che tanta unita saldezza vacilla e mostra crepe inquietanti quando si scopre che la “svolta” in questione non è affatto unica ed inequivoca ma che dipende dai diversi punti di vista. C’è la “svolta” della Margherita che prevede il ritiro solo nel caso in cui l’Onu si rifiuti di emanare una nuova risoluzione destinata a dare piena legittimazione alla presenza dei soldati anglo-americani, italiani e polacchi. E poi c’è la “svolta” dei dirigenti Ds che non si accontentano di una nuova risoluzione ma chiedono anche che le truppe Usa, inglesi, italiane e polacche o lascino il posto a truppe di altri paesi non coinvolti fino ad ora nelle vicende irakene, in particolare dei paesi arabi moderati o, in linea subordinata, accettino di essere posti alle dipendenze di nuovi comandi indicati dalle Nazioni Unite. Insomma, da un lato c’è una “svolta non svolta”, visto che una risoluzione di legittimazione dell’esistente non cambierebbe di una virgola la situazione sul terreno e, per quanto ci riguarda direttamente, allungherebbe all’infinito la presenza dei nostri soldati a Nassirya. 

E dall’altro c’è la “svolta impossibile”, visto nessuno può prendere minimamente in considerazione l’ipotesi che Bush, Blair e Berlusconi accettino di ritirare le truppe a beneficio di Francia e Germania, che i paesi arabi musulmani moderati e sanniti si infilino sul terreno minato irakeno pieno di sciiti ostili o che i generali americani, inglesi e quello italiano decidano di mettere la vita dei propri soldati nelle mani di un norvegese o di un maldiviano. L’unità del “triciclo” sulla questione dell’Iraq, dunque, è del tutto fittizia. Serve a scavalcare l’appuntamento elettorale del 12 giugno ed a tentare di ridurre i danni delle pressioni continue dei gruppi pacifisti dell’ultra sinistra. Ma è destinata a svanire subito dopo le elezioni lasciando il posto ad una frattura difficilmente componibile. Non solo nella lista unitaria Margherita, Ds e Sdi ma, soprattutto, dentro i Democratici di Sinistra. Quest’ultimi possono rinviare la scissione ma non sono assolutamente in grado di evitarla.