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Perché il 4 giugno 12 maggio 2004 Le sevizie di Abu Ghraib erano in tutto simili a quelle di via Tasso. La tortura non ha nazionalità ed è antica quanto il mondo. Ma Abu Ghraib non è via Tasso. E questa verità va espressa con la massima forza possibile a chi tenta con ogni mezzo di riproporre l’antica formula propagandistica dei “partigiani della pace” che accusavano gli Usa di essere simili ai nazisti. Per questa ragione “L’Opinione delle libertà” ha deciso di organizzare per il 4 giugno a Roma, nel salotto cittadino di piazza San Lorenzo in Lucina, un lunghissimo talk-show. Nel giorno che segna il sessantesimo anniversario della liberazione di Roma da parte delle truppe alleate, vogliamo ripetere alto e forte che non si può confondere in alcun modo Abu Ghraib e via Tasso. Le democrazie lavano i panni sporchi in pubblico. Riconoscono i propri errori, condannano i responsabili e, in ogni caso, demandano al corpo elettorale le decisioni ultime sui propri governi. Le dittature, invece, i propri panni o li lavano nel segreto delle stanze del potere e non li lavano affatto. E pongono fine alla pratica della violenza istituzionalizzata solo nel momento in cui è politicamente conveniente. La tragedia di via Tasso sarebbe andata avanti all’infinito se le truppe alleate non fossero entrate a Roma portando la pace e la sicurezza nella capitale. L’infamia di Abu Ghraib è invece finita nel momento in cui il sistema democratico degli Stati Uniti ha acceso i riflettori sulle sevizie a cui erano sottoposti i prigionieri irakeni. Gli italiani conoscono perfettamente questa differenza. E sanno che debbono essere riconoscenti agli Stati Uniti non solo per averli liberati da via Tasso ma, soprattutto, per avere impedito nei sessant’anni successivi dalla data del 4 giugno ’44 che il totalitarismo riprendesse il sopravvento sulla democrazia. Purtroppo, però, siamo in campagna elettorale. E la propaganda della sinistra pavida e dell’ultra sinistra forsennata tenta, per qualche pugno di voti, di vestire da aguzzino il paese che ha garantito sei decenni di pace e di libertà all’Italia. Diventa così necessario armarsi di coraggio e sfidare la marea montante della disinformazione e dell’irresponsabilità. Per celebrare una liberazione, la nostra. Per riaffermare una scelta, quella in favore della democrazia contro ogni forma di dittatura. Per ribadire il valore di una alleanza che, nell’era della guerra asimmetrica del terrorismo all’Occidente, continua ad essere l’unica e sola garanzia di libertà per il nostro paese. Non vogliamo contrapporre alle prevedibili piazze riboccanti dei militanti organizzati della sinistra una piazza antagonista in formato ridotto. Molto più semplicemente vogliamo contrapporre le opinioni di sessanta testimonial di libertà alle ottuse liturgie delle masse pacifiste antioccidentali. Le idee non si contano. |