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  La sconfitta di Romano
15 maggio 2004

Romano Prodi si è convinto che solo facendo propria la linea del “tutti a casa” della sinistra oltranzista consentirà al “triciclo” di raggiungere quella quota del 33 per cento sotto la quale il disastro sarebbe totale. Il suo calcolo non è peregrino. In fondo la partita si gioca su pochissimi punti di percentuale. Un per cento in più, un per cento in meno fanno in questo caso una enorme differenza. E non è escluso che lanciarsi nelle ultime settimane in una forsennata campagna all’insegna del pacifismo più radicale possa favorire quel recupero di voti in grado di trasformare una disfatta ormai annunciata in un mezzo flop che non pregiudica del tutto le speranze di un migliore futuro. Ma quali realistiche speranze potrebbe perseguire una lista dell’Ulivo che ha volontariamente rinunciato alla sua identità riformista per adottare in pieno l’identità del pacifismo massimalista più intransigente? Non ci vuole la palla di vetro per fornire una risposta plausibile alla domanda. Un “triciclo” al 33 per cento grazie alla sua conversione all’estremismo, può al massimo sperare di diventare la sussistenza dell’esercito combattente dell’ultra sinistra dei vari Bertinotti, Pecoraro Scanio, Diliberto, Occhetto, Di Pietro e no-global vari. 

La sua unica prospettiva politica è quella di dare vita ad un nuovo fronte popolare egemonizzato e rigidamente guidato dalle forze più estremiste. L’ipotesi di diventare il motore riformista di una grande sinistra in grado di diventare una valida alternativa di governo al centro destra viene drasticamente cancellata. E nel momento in cui mette al servizio il suo 33 per cento ad un blocco estremista che per la prima volta nella storia del nostro paese potrebbe sfiorare il venti per cento deve incominciare a mettere in conto la prospettiva sempre più concreta del suo progressivo sfaldamento. La base elettorale della Margherita, dello Sdi e di una parte consistente degli stessi Ds non ha alcuna intenzione di mettersi nelle mani di chi rifiuta di diventare forza di governo. E, presto o tardi, dovrà prendere atto della necessità di trovare rappresentanti politici diversi da quelli che fanno la sussistenza agli estremisti più beceri. Prodi, dunque, è destinato a perdere anche in caso di vittoria. Il ché segna di fatto l’avvio del suo declino politico.