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  Il fiuto di Mastella
19 maggio 2004

All’interno dello schieramento d’opposizione c’è un solo personaggio in grado di valutare in termini politici gli avvenimenti. Si tratta di Clemente Mastella che, a dispetto della fama di voltagabbana che si porta appresso dai tempi del ribaltone, è l’unico esponente del centro sinistra che non sembra disposto a farsi prendere dal complesso d’inferiorità nei confronti dei gruppi più oltranzisti della sinistra pacifista. Il riconoscimento non dipende dalla decisione di Mastella di non firmare il documento unitario con cui la sinistra chiede il ritiro immediato del contingente militare in Iraq. Per l’esponente di un partito che ricerca il proprio spazio politico nell’area centrale dello schieramento il rifiuto di accodarsi alle posizioni estremiste dell’ala massimalista dell’opposizione è un fatto addirittura scontato. Se non lo facesse l’Udeur perderebbe la sua specificità e non avrebbe più ragione di esistere. 

Il riconoscimento nasce piuttosto dall’analisi che si trova alla base della scelta mastelliana. Ed, in particolare, dalla presa d’atto che la richiesta di ritiro immediato, senza se, senza ma e soprattutto senza alcuna strategia politica al di fuori della semplice preoccupazione di rincorrere i voti dei pacifisti, segna la fine del progetto strombazzato da Romano Prodi di dare vita attraverso la lista unitaria del “triciclo” al partito riformista. Con l’adesione, sia pure dopo mille tormenti e ripensamenti, alla linea del pacifismo estremo Prodi e compagni gettano virtualmente la spugna e rinunciano alla prospettiva di dare un motore riformista allo schieramento d’opposizione al centro destra di Silvio Berlusconi. 

In questo modo svanisce l’ipotesi di un centro sinistra guidato dai riformisti e capace di strappare al centro destra il consenso dei ceti moderati. E l’unica prospettiva politica che rimane è quella di una sinistra egemonizzata dai gruppi più estremisti che rinuncia allo spazio politico centrale per puntare ad un antagonismo sociale destinata a condannarla all’opposizione perenne. Mastella non accetta una condanna del genere. E si affretta a raccogliere la bandiera del partito riformista e moderato che Prodi ha gettato a terra per paura di perdere i voti dei pacifisti. Nessuno è in grado di prevedere se il leader dell’Udeur riuscirà nell’impresa in cui Prodi è risultato del tutto inadeguato. Ma un segnale è partito. E se le forze più responsabili dell’attuale maggioranza sapessero recepirlo la legislatura potrebbe prendere una piega decisamente diversa da quella attuale.