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  Come ai tempi del Patto Atlantico
21 maggio 2004

Silvio Berlusconi ha portato a Roma i risultati che, nelle settimane scorse, la lista unitaria del “triciclo” poneva come condizione del suo sostegno alla permanenza in Iraq del contingente italiano. Nella rete del presidente del Consiglio c’è l’intervento dell’Onu, c’è l’insediamento entro giugno di un governo iracheno, c’è la punizione dei responsabili delle torture e c’è, soprattutto, la richiesta del leader del fronte dei paesi arabi moderati Mubarak di non lasciare l’Iraq nelle mani del terrorismo internazionale che punta alla destabilizzazione dell’intero Medio Oriente. Ma il “triciclo” non vede la “svolta”. Ed invece di mettersi gli occhiali vota una ridicola mozione unitaria con i partiti dell’ultra sinistra favorevole al ritiro immediato. Qualcuno, anche all’interno del centro sinistra, critica il fatto che la mozione si esaurisca in tre sole righe. E rileva che la laconicità del documento non è un esempio di sintesi ma una clamorosa dimostrazione di incapacità da parte dei dirigenti “triclicisti” di elaborare uno straccio di linea di politica estera. 

Ma c’è molto di più. Le tre righe striminzite, indicanti come il centro sinistra non sappia andare oltre il totale appiattimento sulle posizioni sterili della sinistra antagonista ed oltranzista, significano molto di più. Mettono tragicamente a nudo il ritardo culturale e politico con cui la sinistra legge gli attuali avvenimenti internazionali ed il nuovo ruolo che tali avvenimenti impongono al nostro paese. Questa sinistra ottusa sembra infatti ignorare che l’offensiva lanciata dal fondamentalismo islamico contro l’intero mondo occidentale e contro i paesi arabi della fascia moderata del bacino del Mediterraneo trasformano di nuovo l’Italia in una terra di confine. Come negli anni della Guerra Fredda tra Est ed Ovest. Allora il nostro paese era l’antemurale dell’Occidente contro il pericolo sovietico. Adesso è destinato a diventare, in quanto proiettato fino al centro del mare che divide ed unisce Europa, Africa ed Asia, l’antemurale dell’Unione Europea e degli Stati uniti nei confronti del pericolo fondamentalista proveniente da Sud. 

E, proprio per questa sua nuova collocazione geopolitica, è obbligato a svolgere il ruolo di primo e più immediato supporto di tutti quei paesi arabi moderati che hanno conquistato un livello di civiltà superiore e non vogliono tornare indietro nella storia come vorrebbero i terroristi di Al Qaeda o i komeinisti iraniani. Da questo punto di vista, quindi, il dibattito alla Camera sulle comunicazioni di Silvio Berlusconi assume un significato particolare. In tutto simile a quello che segnò la storica scelta dell’Italia in favore del Patto Atlantico. La sinistra che chiede il ritiro immediato pensa che in ballo ci siano solo i voti delle elezioni europee. E non capisce che, ora come allora, la posta in palio è accettare o meno il ruolo che la storia, la cultura e la geografia ha assegnato al nostro paese. Oppure lo capisce fin troppo bene. E, ora come allora, si schiera contro la storia, la cultura, la geografia pur di sostenere i propri pregiudizi ideologici contro gli interessi fondamentali del paese.