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  Censura e vergogna
26 maggio 2004

Il “Corriere della sera” pubblica un lungo servizio sulle manifestazioni anti-Bush che si svolgeranno a Roma il 4 giugno. Indica con dovizia di particolari chi le organizza e chi vi parteciperà. Ma non spreca neppure una riga per riferire che nello stesso giorno, nelle stesse ore e nella stessa città si terrà una manifestazione di segno opposto, a Piazza Navona, organizzata da “L’opinione delle libertà” per celebrare il sessantesimo anniversario della liberazione di Roma. Questa carenza d’informazione sarebbe in parte giustificata se alla manifestazione del nostro giornale non ci fossero adesioni di sorta. Vuoi mettere il peso politico di giganti alla Diliberto o di qualsiasi altro esponente dell’ultrasinistra con quello di un piccolo giornale dell’area lib-lab che non ha santi tra le lobby economiche e finanziarie e che si limita a produrre idee? Ma, a dispetto della scarsa informazione del “Corriere della sera“, alla manifestazione di Piazza Navona hanno assicurato la loro adesione numerosi partiti ed esponenti politici, come testimoniano le agenzie di stampa che riportano le liste di chi è pronto a dare voce a quella parte dell’opinione pubblica decisa a ribadire le ragioni dell’amicizia e dell’alleanza tra Italia e Stati Uniti. 

Perché allora il grande quotidiano diretto da Stefano Folli ignora e censura la notizia che il 4 giugno non dimostreranno solo i nemici degli Stati Uniti ma anche quelli che non si vergognano di sventolare insieme il tricolore con la bandiera a stelle e strisce? L’interrogativo vale anche per tutti gli altri grandi giornali d’informazione. Anche loro censurano, cancellano, azzerano ed annullano la comunicazione che non ci sarà solo l’ultra sinistra a bruciare le bandiere americane il 4 giugno a Roma, ma ci saranno anche quelli che non dimenticano il passato e credono che l’unico futuro possibile per il nostro paese passi attraverso la riconferma dell’alleanza con la più grande democrazia del pianeta. Qualcuno si potrebbe chiedere il perché di tanta scorrettezza informativa. Ma le ragioni del fenomeno, che pure esistono e sono numerose, interessano poco. Importa, invece, il fatto che la grande stampa d’informazione opera una censura indegna e smaccata sulle vicende che giudica politicamente scorrette. E poi invoca il pluralismo e la par condicio, in nome di quei valori liberaldemocratici che poi è la prima a calpestare. Per interessi elettorali ed editoriali. A loro posto ci vergogneremmo!