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  Interesse nazionale
4 giugno 2004

Non è solo la riconoscenza nei confronti degli Stati Uniti la ragione che ha spinto “L’opinione delle libertà” ad organizzare per oggi, a Piazza Navona, una manifestazione tesa a celebrare l’anniversario della liberazione della Capitale nel ’44 ed a ricordare che grazie a quella liberazione ed alla riconquista della democrazia liberale il popolo italiano ha trascorso sessant’anni di pace e di prosperità. Accanto a questa ragione iniziale c’è sicuramente il desiderio di dimostrare che Roma non è affatto in preda ad un pensiero unico antiamericano ed antioccidentale, come vorrebbero far credere i cortei dell’ultra sinistra contro Bush, sostenuti dall’osceno conformismo “politicamente corretto” dei media nazionali. Ma c’è, soprattutto, una diversa motivazione che si affianca ed addirittura supera la riconoscenza e la voglia di rompere il coro di una sinistra politica e mediatica ancora ferma ai “partigiani della pace” di stalinista memoria. 

Si tratta dell’interesse nazionale, un argomento che è stato praticamente cancellato dalla cultura egemone cattocomunista che ha imperversato nel nostro paese negli ultimi quarant’anni. Stare dalla parte degli Stati Uniti significa oggi stare dalla parte degli interessi più profondi e più concreti del nostro paese. Gli stessi che vennero salvaguardati con la scelta in favore del Patto Atlantico ed il radicamento dell’Italia nell’area del mondo libero e, successivamente, con la decisione di schierare gli euromissili in segno di risposta alla minaccia dei missili sovietici dispiegati da Breznev nel disperato tentativo di salvare con la forma il disfacimento dell’impero sovietico.
Oggi, come e più di allora, si tratta di scegliere da che parte stare. Allora si trattava di decidere di collocarsi dalla parte della democrazia liberale, opponendosi al totalitarismo sovietico che premeva e minacciava il nostro paese posto sulla linea di confine tra i due blocchi. Oggi si tratta di ribadire quella scelta, tenendo presente che per la seconda volta nel giro di sessant’anni l’Italia si trova su una linea di confine tra il mondo della libertà e le forze del totalitarismo. 

La nostra collocazione nel centro del Mediterraneo ci impone di diventare non solo l’antemurale del Sud nei confronti del fondamentalismo islamico ma anche il primo e fondamentale puntello di tutti quei paesi arabi moderati che non vogliono cadere nella rete del califfato mondiale lanciata da Bin Laden. Non esiste alternativa ad una scelta del genere. Il pacifismo, né quello vero né quello fasullo, non può in alcun caso proteggerci dalle conseguenze della geopolitica internazionale. Chi pensa di fare dell’Italia una Svizzera neutrale tra il mondo occidentale ed europeo e le spinte degli integralisti arabi è fuori di testa. Così come chi immagina di riportare l’Italia al servizio esclusivo di Francia e Germania che, come l’esperienza insegna, proprio in nome dei rispettivi interessi nazionali, sono ben felici di usare il nostro paese come semplice e passiva intercapedine tra la sponda Sud del Mediterraneo e l’Europa centrale. Non manifestiamo solo per Bush e per gli Stati Uniti. Manifestiamo anche per il futuro del nostro paese. Affinché, nel segno della democrazia liberale, sia positivo così come sono stati gli ultimi decenni.