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  Quattro ragioni
5 giugno 2004

E’ stata una manifestazione di riconoscenza nei confronti di quelle truppe alleate che nell’ormai lontano 4 giugno del ’44 riportarono la pace e la democrazia liberale nella Capitale. Ma è stata anche una manifestazione di protesta contro quell’ondata di conformismo antiamericano ed antioccidentale che, alimentato da una stampa ottusa ed incredibilmente censoria, ha inondato il paese nelle ultime settimane. Gli organizzatori delle manifestazioni contro la visita in Italia del Presidente Bush volevano dimostrare che l’intero paese era ostile al massimo rappresentante degli Stati Uniti ed era schierato contro la conferma della storica alleanza tra Europa ed America, tra il nostro paese e quello della più grande e solida democrazia del pianeta. La nostra maratona oratoria di Piazza Navona ha vanificato questo proposito. Ed ha dimostrato, sia a quelli che sulla scia di Romano Prodi chiedevano di contestare Bush con la sola esposizione delle bandiere della pace, sia a quelli che puntavano agli incidenti clamorosi per dare risalto al loro pacifismo iperviolento, che non esiste in Italia un pensiero unico antioccidentale ed antiamericano. E che, al contrario, la maggioranza degli italiani non condivide affatto le ragioni né dei pacifisti ipocriti, né di quelli violenti. 

Ma la manifestazione di Piazza Navona si è caricata di altri significati. Gli oratori che si sono succeduti sul palco hanno ampiamente dimostrato che stare dalla parte degli Stati Uniti significa anche preoccuparsi dell’interesse nazionale. Un’Italia appiattita sul fasullo europeismo con cui Francia e Germania nascondono i propri profondi egoismi nazionali, è destinata a diventare l’appendice marginale di una Unione Europea votata al declino. L’asse franco-tedesco tanto amato da Romano Prodi rende l’Europa incapace di trovare la forza politica necessaria ad aiutare il mondo arabo moderato a fronteggiare la minaccia del terrorismo fondamentalista. Viceversa, un’Italia saldamente alleata con Usa e Gran Bretagna ed in grado di esercitare la funzione di traino nei confronti dei paesi dell’Est ritrova di colpo un ruolo centrale come bastione e ponte europeo nei confronti del mondo arabo. E può guardare al proprio futuro con maggiore serenità ed ottimismo. 

Accanto alla riconoscenza, alla protesta contro il pensiero unico della sinistra, all’interesse nazionale, infine, la maratona oratoria di piazza Navona ha assunto un quarto ed ultimo significato. Non è un caso che i suoi aderenti ed i suoi partecipanti siano stati tutti riconducibili all’area liberaldemocratica. Da Forza Italia ai radicali, dai socialisti di De Michelis ai repubblicani, dai liberali ai riformisti più coraggiosi del centro sinistra fino a Francesco Cossiga che è il simbolo più significativo di quel cattolicesimo liberale che è stato e continua ad essere il collante principale della democrazia repubblicana. Per un giorno, dunque, le tante forze divise e disperse dell’area liberale e democratica, quelle che dopo aver fatto il Risorgimento e lo stato unitario hanno anche assicurato la nascita e la crescita democratica della Repubblica, si sono ritrovate unite nel rivendicare i comuni valori, nel contrapporli a quelli della sinistra appiattita sui gruppi più estremisti, nel dare una dimostrazione di coraggio politico e civile ad una larga parte delle forze della maggioranza e dell’opposizione incapace di dare segni di una qualche presenza. Non è un caso ma un inizio.