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  Dilettanti e venduti
9 giugno 2004

Una delle critiche più ricorrenti e pesanti che i dirigenti del centro sinistra muovono agli esponenti del centro destra è di affrontare i grandi temi della politica come una banda di dilettanti allo sbaraglio. Anzi, a ben guardare, il vero ed unico messaggio che l’opposizione ha cercato di instillare nelle teste degli italiani da due anni e mezzo a questa parte è proprio che la maggioranza di centro destra è formata da una manica di incapaci. Nessuno, naturalmente, si sogna di negare che ci sia del vero in questa affermazione. L’elettorato di centro destra sperava che il Cavaliere riuscisse ad operare un cambio radicale di mentalità e di classe dirigente. E se oggi la Casa delle Libertà teme la disaffezione di una parte dei propri elettori è proprio perché il cambiamento di mentalità e di classe dirigente non c’è stato. Ed anzi, alla conferma delle vecchie logiche si è spesso aggiunta la scelta delle persone sbagliate. Ma riconoscere che il centro destra pullula di dilettanti e di incapaci non significa sostenere che il centro sinistra si trovi in condizioni migliori. 

Il bue non può dare del cornuto all’asino. E non lo può fare soprattutto quando ha fornito una dimostrazione inequivocabile che in fatto di incapacità, dilettantismo e cialtronaggine i dirigenti del centro sinistra battono ampiamente i loro tanto criticati avversari. Il caso Iraq è la cartina tornasole di questa indiscutibile verità. Lunedì Francesco Rutelli è intervenuto a “Porta a porta” annunciando con grande tranquillità che il “triciclo” è pronto a “fare la sua parte” se l’Onu approverà la mozione che torna ad autorizzare ed a legittimare la permanenza delle truppe alleate sul territorio iracheno. Ds, Margherita e Sdi, in altri termini, dopo aver invocato l’intervento delle Nazioni Unite rimproverando al governo di non lavorare per la svolta, e dopo aver escluso la possibilità della svolta contestando al governo di non sapere coinvolgere le Nazioni Unite, sono pronti a passare dalla linea del “ritiro” a quella della “permanenza” della missione militare. 

E solo perché nel frattempo Francia e Germania hanno trattato con gli Stati Uniti per vedere garantiti i propri interessi in Iraq ed hanno incassato quel tanto che per loro è sufficiente a mettere da parte tutte le ragioni etiche e morali delle settimane scorse. Come definire chi, su un tema di fondamentale importanza per il paese, ha sconfessato ripetutamente se stesso ammettendo alla fine di essere un semplice vassallo del direttorio franco-tedesco? Dilettante o venduto? E se è vera la seconda ipotesi, non è meglio restare nelle mani degli incapaci in buona fede piuttosto che finire in quelle dei prezzolati mascalzoni pronti a svendere il paese al peggior offerente?