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  “Zapatero” alla rovescia
10 giugno 2004

Nessuno dei diretti interessati lo ammetterà mai. Ma molti di loro avrebbero gongolato se gli ostaggi, invece di essere liberati dalle truppe della coalizione, fossero stati uccisi dai terroristi del fondamentalismo islamico. Preferibilmente l’11 giugno, alla immediata vigilia delle elezioni per il rinnovo del parlamento europeo. Non è un mistero che una buona parte dei dirigenti della sinistra, e non solo dei gruppi più estremisti ma anche di quelli del “triciclo”, avevano puntata su un “effetto Zapatero” destinato, in Italia come in Spagna, a dare un colpo mortale al centro destra al governo. Nessuno, ovviamente, dice che questa puntata fosse il frutto di un malsano desiderio di sangue. Per di più italiano. Più semplicemente alcuni dirigenti dell’opposizione avevano fatto sugli ostaggi lo stesso ragionamento apparentemente realistico effettuato a proposito della nuova risoluzione dell’Onu. Così come avevano calcolato che Francia, Germania, Russia e Cina non avrebbero mai dato il via libera alla nuova risoluzione, avevano ipotizzato che i terroristi islamici non avrebbero mai rinunciato al progetto di condizionare il risultato delle elezioni in Italia uccidendo gli ostaggi così come avevano fatto con Fabrizio Quattrocchi. 

Nessuna animosità o malevolenza nei due ragionamenti. Solo realismo politico. Quel realismo che ha spinto la sinistra a puntare sulla richiesta di ritiro senza “se” e senza “ma” perché tanto l’Onu non sarebbe mai intervenuto. E che ha fatto loro mettere in conto l’eventualità di un atto terroristico clamoroso destinato a riservare a Berlusconi la sorta capitata in Spagna ad Aznar dopo gli attentati ai treni. Ma le due puntate sono andate a vuoto. L’Onu ha approvato la risoluzione, in Iraq la svolta c’è realmente, al punto che le truppe della coalizione sono riuscite a liberare gli ostaggi italiani e quello polacco. E tutte le persone normali provviste di buon senso si rendono conto che questa volta l’eccesso di realismo, diventato cinismo, non ha pagato. E che questa volta l’“effetto Zapatero” è destinato a scattare al contrario. Punendo chi aveva giocato sul “tanto peggio, tanto meglio” e premiando chi ha avuto il coraggio di mantenere fissa la rotta di politica estera del paese. A conferma che a tempi lunghi chi ha una linea politica precisa da seguire vince su chi non ha una politica ma solo ossessioni paranoiche.