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  Destini diversi
15 giugno 2004

I numeri parlano chiaro. Silvio Berlusconi e Romano Prodi escono malconci dalle elezioni europee. Ma il mal comune non significa un uguale destino. Per la semplice ragione che mentre il Cavaliere, pur con la necessità di rivedere le condizioni dell’alleanza del centro destra sulla base dei nuovi rapporti di forza, rimane il leader della Casa delle Libertà, il Professore perde la leadership virtuale della lista unitaria dell’Ulivo e si avvia verso un doloroso pensionamento. La considerazione poggia sul diverso rapporto esistente tra il presidente del Consiglio ed il presidente della Commissione Europea ed i rispettivi schieramenti. Berlusconi, sia pure con la flessione del proprio partito, rimane indispensabile per il centro destra. Prodi, al contrario, risulta inutile se non addirittura dannoso per il centro sinistra. 

Fini, Follini e Bossi (o i suoi luogotenenti) sanno benissimo che con il suo 21 per cento Forza Italia rimane il primo partito italiano e l’asse portante di uno schieramento di maggioranza che potrà e dovrà essere ridiscussa e ricontrattata ma che continua comunque a ruotare attorno alla figura di un Premier al momento insostituibile. Fassino, D’Alema, Rutelli, Parisi, Boselli, più i vari Bertinotti e compagni, sanno altrettanto bene che se vogliono avere una minima speranza di vincere le prossime elezioni politiche debbono affettarsi ad abbandonare al proprio destino Romano Prodi ed a sostituirlo con un altro leader.Il “triciclo” avrebbe dovuto conquistare l’elettorato deluso dal governo di centro destra e il Professore avrebbe dovuto rappresentare il valore aggiunto di questa operazione, cioè quello capace di far aumentare almeno di un paio di punti la somma delle quote dei tre partiti della lista unitaria. Ma se il valore aggiunto risulta essere un valore perdente quale ruolo può essere riservato al presidente della Commissione Ue se non quello del pensionato di lusso? 

I triciclisti, quindi, sbagliano nel cantare vittoria. Alla vigilia delle elezioni avevano un leader. Ora non lo hanno più e dovranno spendere i prossimi due anni per trovarne uno in grado di competere con il Cavaliere ed il suo partito del 21 per cento. A loro volta, però, i dirigenti di Forza Italia non possono consolarsi con le disgrazie altrui. L’irritazione, il disagio, la delusione dell’elettorato moderato sono un segnale a cui vanno date risposte immediate. Non con le promesse ma con l’iniziativa politica e la dimostrazione concreta di una profonda volontà di cambiamento. Spetta a Berlusconi il compito di rimettersi in sintonia con il proprio elettorato. Se lo farà potrà sperare di governare anche nella prossima legislatura. Se invece continuerà a lasciarsi condizionare dai cortigiani mediocri si scaverà la fossa politica da solo. E farà la fine di Prodi.