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  Una politica per Forza Italia
16 giugno 2004

Bisogna dare atto a Sandro Bondi del coraggio con cui ha ammesso la flessione subita da Forza Italia. Ed anche della prontezza con cui ha parlato dell’eventualità delle proprie dimissioni. Abituati a chi nega l’evidenza ed a chi si inchioda sulle poltrone non si può non apprezzare chi si comporta in maniera corretta e responsabile. Ma dato a Bondi ciò che è di Bondi bisogna anche non esitare a rilevare la singolare stravaganza contenuta nell’affermazione del coordinatore nazionale di Forza Italia relativa alla necessità di dotare il partito di “una vera e propria direzione politica”. Questo significa che il partito di maggioranza relativa del paese, quello che svolge il ruolo di asse portante della maggioranza di governo, è stato privo in tutti questi anni di una qualche direzione politica? 

L’interrogativo è naturalmente ironico. E’ chiaro che con la sua affermazione Bondi non ha voluto né sostenere che Forza Italia è stata priva di guida politica in tutti questi anni, né compiere un atto di masochismo e confessare la totale inadeguatezza della sua azione di coordinamento politico del maggiore partito italiano. Il senso delle parole di Bondi è dunque diverso. E tira in ballo il dramma di una forza politica che identificandosi con il proprio leader, finisce automaticamente con l’identificarsi, una volta che il leader assume la guida del governo, con il governo stesso. Senza porsi neppure il problema di sviluppare un’azione politica diversa da quella legata all’azione del Premier. Le conseguenze di questa particolare condizione di Forza Italia sono evidenti. 

Oberato dalla propria attività governativa, il leader di un partito che per definizione non svolge altra attività al di fuori di quella promossa dal leader stesso, deve necessariamente disinteressarsi della propria formazione politica. Con la conseguenza che chiunque venga chiamato a gestire in sua vece il partito non può far altro che limitarsi ad assicurare una sorta di gestione ordinaria, priva di qualsiasi iniziativa che non sia la semplice difesa dell’attività di governo. In queste condizioni, quindi, il partito del leader privo della spinta propulsiva del proprio motore portante si paralizza. E determina quel vuoto di iniziativa che in base alla prima e più ferrea legge della politica viene sempre e comunque riempito. O dagli alleati o dai nemici. 

Che fare, allora, dopo la punizione delle europee e delle amministrative? E’ chiaro che procedere alla rimozione di Bondi o di chiunque altro non servirebbe a nulla. Se il problema è strutturale è chiaro che c’è da intervenire sulla struttura di Forza Italia. Che deve continuare ad essere il partito del leader ma deve anche capire che per meglio aiutare il proprio motore portante a marciare al massimo al governo, non può restare fermo al palo della rinuncia a qualsiasi iniziativa politica. Deve, al contrario, sostenere lo sforzo del leader impedendo che amici ed avversari si avvantaggino dei guai del cosiddetto “doppio incarico” attraverso la moltiplicazione delle iniziative e delle battaglie nella società civile e sul territorio. Ma quali iniziative politiche ha realizzato Forza Italia dalle elezioni politiche ad oggi nella società e sul territorio, diverse dal semplice sostegno acritico al governo? La risposta è semplice: nessuna. Al punto che la domanda da porsi non è perché ci sia stata la flessione elettorale ma per quale incredibile motivo sia stata così contenuta ed indolore.

Se Berlusconi vuole vincere le prossime regionali e le politiche successive, quindi, deve mettere in condizione Forza Italia di camminare autonomamente ed esprimere quella “ direzione politica” a cui ha fatto riferimento Bondi. Per farlo non c’è bisogno di inventare un partito nuovo o di immaginare di copiare i partiti più vecchi. C’è solo da ritornare alle origini e trasformare quella che è diventata una casta chiusa in un movimento aperto, capace di rappresentare gli umori reali della società nazionale. Se Berlusconi gioca questa carta può guardare con fiducia al futuro. In caso contrario bisognerà affrontare il problema di come riempire il vuoto provocato dalla paralisi di Forza Italia.