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  Dopo “l’oltre il Polo”, “l’oltre la Cdl”
29 giugno 2004

L’esito dei ballottaggi parla chiaro. La maggioranza perde e l’opposizione vince. E questo significa che superata la pausa estiva, dalla ripresa di settembre si aprirà una delle più lunghe campagne elettorali della storia della democrazia repubblicana. Due anni di battaglie politiche continue, con una prima tappa segnata dalle elezioni regionali della primavera del prossimo anno e con la tappa finale marcata dalle elezioni politiche del 2006. Quali saranno i tratti caratteristici di questo prossimo e, presumibilmente, tormentato biennio? La risposta è contenuta nei risultati delle recenti elezioni europee ed in quelle delle amministrative. In particolare nella parità numerica raggiunta dai due schieramenti antagonisti (il 46,1 per cento per ciascuno), nell’esistenza di una fascia di astensione di oltre quatto milioni di voti e nel fenomeno sostanzialmente analogo che ha riguardato sia il centro destra che il centro sinistra, cioè la flessione di Forza Italia a vantaggio dei partiti alleati per la maggioranza ed il fallimento della lista unitaria ulivista e riformista a favore dei partiti della sinistra antagonista e massimalista per l’opposizione. 

Se la parità numerica del 46,1 per cento per ciascuno fosse stata raggiunta attraverso un flusso di voti passati dallo schieramento di maggioranza a quello d’opposizione, lo scenario del prossimo biennio avrebbe assunto una piega del tutto particolare. Quella rappresentata dalla tendenza dell’opposizione a conquistare il centro del panorama politico strappandolo alla maggioranza e della conseguente necessità del centro destra di tentare di invertire la rotta e puntare alla riconquista. Ma il centro sinistra non ha conquistato alcun voto al centro destra. Ha solo recuperato e consolidato il voto a sinistra, per di più a scapito dei partiti riformisti. In più, ha vinto le amministrative applicando il “modello Cofferati” di un sinistra-centro realizzato con una alleanza tra riformisti e massimalisti fondata sull’egemonia di questi ultimi. Infine i delusi della maggioranza non sono passati al campo opposto ma sono rifluiti in massa nell’astensione ed in parte più ridotta nei partiti collocati. Con una serie di conseguenze che fin da oggi incominciano ad essere evidenti. 

L’opposizione, svanita la speranza di poter sfondare al centro grazie all’esperimento della lista unitaria del “triciclo”, può sperare di consolidare il 46,1 per cento con un accordo programmatico tra la sinistra riformista guidata dai Ds e quella antagonista capeggiata da Fausto Bertinotti. L’obbiettivo ultimo è ripetere il 1996, quando la vittoria venne assicurata dall’accordo tra il cartello del centro sinistra e Rifondazione Comunista senza alcuna conquista dell’elettorato moderato. E non è un caso che già da adesso l’agenda dei partiti dell’opposizione preveda al primo posto la trattativa per la stesura di un programma comune tra riformisti e massimalisti. Che a sollecitarla sia il moderato Giuliano Amato e che per favorirla Bertinotti rompa i rapporti con l’ultra sinistra dei “disobbedienti” evitando di portare a Strasburgo il loro rappresentante Nunzio D’Erme. 

La maggioranza, viceversa, ha un duplice versante su cui agire per poter sperare non solo di mantenere il 46,1 per cento ma anche di superare la quota del 50 e conquistare la maggioranza assoluta. Quello del fronte dell’astensione e quello dell’area di confine tra centro destra e centro sinistra dove stanno rispuntando forze d’ispirazione laica e socialista e dove sono destinati obbligatoriamente a confluire quei riformisti del centro sinistra che non hanno alcuna intenzione di consegnare il proprio destino politico nelle mani dei massimalisti. Per la sinistra, dunque, i prossimi due anni saranno contrassegnati dalle discussioni per l’accordo programmatico tra i partiti del defunto “triciclo” e Rifondazione. Ed , in questo quadro, dalle liti per la leadership del nuovo schieramento “sinistra-centro” che passa per la mortificazione e la marginalizzazione degli ex popolari della Margherita. 

Per il centro destra, invece, l’obbiettivo del recupero dei delusi confluiti nell’astensione e dell’allargamento ai riformisti marginalizzati del centro sinistra può essere perseguito con una doppia strategia. Sia puntando sul rilancio dell’azione di governo con la speranza che la ripresa economica si consolidi ed una nuova ondata di fiducia si diffonda nel paese. Sia dando vita ad una azione politica che, sul modello “dell’oltre il Polo”, punti ad andare “oltre la Cdl” attraverso il recupero e la valorizzazione di quelle forse dell’area laica, riformista e cattolico liberale e democratica che hanno fornito segni di vitalità nelle elezioni europee ed hanno tutte le caratteristiche per dare stabilità al sistema bipolare. Da un lato una maggioranza riformatrice in cui siano presenti tutte le forze democratiche dell’Italia repubblicana, dall’altra una sinistra che potrà diventare forza di governo solo quando potrà fare a meno delle sue componenti massimaliste.