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  Il compito di laici e riformatori
16 luglio 2004

L’epilogo della verifica è solo l’inizio di un percorso articolato in due fasi distinte. Quella che da oggi porta alle elezioni regionali della prossima primavera. E quella che dalle regionali condurrà successivamente alle elezioni politiche del 2006. In questa luce, quindi, l’epilogo della verifica segna l’avvio di una campagna elettorale che non solo è destinata a durare due anni interi ma che, soprattutto, è obbligata ad avere una partenza bruciante. Tutti ricordano le elezioni regionali del 2000 e le politiche dell’anno successivo. E nessuno ha dimenticato la lezione fornita dai due avvenimenti: chi vince, o comunque non perde, le regionali, conquista la pole-position per le elezioni di fine legislatura. Con la logica conseguenza che ne consegue. E cioè che un risultato positivo nelle regionali è il miglior viatico per la vittoria alle politiche. Non basta, allora, rappezzare il governo e chiudere la verifica all’insegna del compromesso. Bisogna che la maggioranza capisca che se non vuole tornare ad essere opposizione alla scadenza della legislatura, deve compiere il massimo sforzo di produttività e di innovazione nei prossimi mesi. 

C’è una nuova politica economica da portare avanti? Non si deve perdere neppure un minuto di tempo nell’avviarne la realizzazione. Ci sono nuove riforme da varare, a partire da quella sul federalismo a quella sulla nuova legge elettorale? Si eviti di ripetere l’esperienza della legge sul conflitto d’interessi. E si dimostri immediatamente la reale volontà di passare dalle parole ai fatti. Ma accanto a questa azione di governo c’è bisogno di una precisa strategia politica, tesa ad invertire la tendenza a perdere progressivamente pezzi messa in mostra negli ultimi anni dalla Casa delle Libertà. E’ necessario che l’area di maggioranza recuperi i settori mancanti e punti ad allargarsi in quegli spazi lasciati liberi della tendenza del centro sinistra di marginalizzare il centro e diventare solo sinistra.

Ma chi può svolgere questo compito? Di sicuro An può tentare di recuperare alla propria destra e l’Udc alla propria sinistra. Ma, visto che Forza Italia si identifica con la figura del Premier e non ha una politica autonoma come partito, il compito principale ricade sulle forze dell’area laica e riformista. Non si tratta di diventare la ruota di scorta della Cdl. Si tratta di prendere atto che se il centro sinistra non ha vinto nel momento di maggiore difficoltà del centro destra, di sicuro non tornerà a vincere alle prossime politiche. E di decidere se voler diventare l’ago della bilancia del governo del paese o continuare a svolgere un ruolo di sterile testimonianza di un passato che non torna. Uniti i laici, i rifornisti ed i riformatori possono rientrare in gioco. Divisi possono al massimo finire sulle panchine dei giardinetti. Come i pensionati senza interessi.