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  Lettera a Capezzone
20 luglio 2004

Caro Daniele, sono perfettamente d’accordo con Marco Pannella e con te quando sottolineate che i laici dovrebbero fornire una concreta dimostrazione della propria laicità fornendo un contributo attivo e diretto all’unica azione “laica” in atto in questo momento sulla scena politica italiana. Cioè la battaglia contro la legge sulla fecondazione assistita e la conseguente raccolta di firme per il referendum abrogativo. Per quanto mi riguarda, come tu sai, non mi sono sottratto a questo impegno. Ed oltre che partecipare al comitato che, su iniziativa dei radicali, ha promosso il referendum, ho impegnato il mio giornale a seguire e sostenere senza cedimenti di sorta quella che tutti insieme consideriamo essere una battaglia di civiltà. Ma se i laici si impegnano sull’unica azione “laica” del momento presente perché i radicali non fanno altrettanto per l’appello alla costruzione di una Casa laica, riformista e riformatrice lanciato da “L’opinione delle libertà” nelle scorse settimane? Non si tratta di stipulare accordi politici di sorta per sterili ammucchiate di antiche sigle. Come ti ho più volte ribadito non mi piacciono le “partite del cuore” giocate dalla “vecchie glorie”. Si tratta di avviare un progetto per ridare all’area laica, riformista e riformatrice lo spazio ed il ruolo che le competono all’interno delle istituzioni. Affinché non si ripeta l’obbrobrio di leggi antistoriche approvate dal Parlamento con solo qualche singola ed isolata voce di dissenso. L’obbiettivo, ti garantisco, non è assicurare la poltrona di parlamentare a qualche orfano inconsolabile della politica. Ma aiutare concretamente il paese da uscire dalla fase di declino a cui l’hanno condannato sia le classi dirigenti che guardano solo al passato, sia quelle che parlano di futuro ma non hanno nulla nella testa. Perché, allora , non prendi in considerazione la possibilità di far firmare ai tavoli per il referendum anche l’appello per la Casa Laica?