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Forza Italia senza politica 3 agosto 2004 Secondo Baget Bozzo, in un partito presidenziale non vale neppure la regola del centralismo democratico. Conta solo il presidente ed il suo volere. E questo azzera alla radice il dibattito che si è acceso dentro Forza Italia dopo l'uscita del documento sottoscritto da una ottantina di parlamentari e chiaramente diretto a mettere in discussione il ruolo del coordinatore nazionale Sandro Bondi e del vice coordinatore Fabrizio Cicchitto. Qualcuno considererà eccessivo e sbagliato il metodo spicciativo proposto da don Gianni. Decisamente troppo simile a quello sintetizzato dai cartelli “qui non si parla di politica, si lavora” dell'ormai antico regime fascista. Ma se si guarda bene la ragione del contendere ci si accorge che l'aggettivo più calzante per il metodo proposto dal prete cappellano di Forza Italia non è né “eccessivo”, né “sbagliato” e neppure “autoritario”. E', molto più semplicemente “inutile”. Ricordare che in un partito cesarista conta solo l'opinione di Cesare ha un senso se qualcuno di questo stesso partito tenta in qualche modo di contrastare od affiancare l'opinione del leader con la propria. Ma gli autori del documento che ha fatto tanto scalpore perché attribuito alla regia dell'ex coordinatore nazionale Claudio Scajola hanno messo bene in chiaro di non avere alcuna intenzione di contrastare o solo affiancare le idee di Berlusconi con le proprie. Basterebbe questo, quindi, per confermare l'inutilità del richiamo di Baget Bozzo. Se nessuno vuole mettere in discussione Cesare a che serve ribadire il valore e l'importanza del cesarismo? Ma accanto a questa osservazione c'è n'è una seconda che giustifica ulteriormente l'uso del termine “inutile”. Il documento dei presunti scajoliani può essere esaminato di dritto e di rovescio, con il microscopio ed anche in controluce. Ma da questo esame minuzioso ed accurato non riesce ad uscire fuori una opinione politica che sia una. Certo, nel documento non mancano le critiche al funzionamento di Forza Italia ed al fatto che la vecchia struttura fatta di club e di entusiasmo si è trasformata in un coacervo di potentati locali e cordate di amici e di affari. Tutte queste critiche, però, sembrano la copia conforme di uno di quegli interventi di disturbo che i possessori di un piccolo pacchetto d'azioni fanno in occasione delle assemblee degli azionisti di grandi società controllate da forti potentati. Dimostrano che dentro Forza Italia c'è un problema di potere. Nel senso che qualcuno, sia esso il feudatario locale o la cordata affaristica o amicale, lo possiede. E qualche altro, sempre feudatario o componente di qualche cordata, ne è privo. Ma, soprattutto, confermano che nel partito di maggioranza relativa del paese nessuno, né i contestatori né i contestati, si preoccupa minimamente di indicare a che possa servire il tanto desiderato e conteso potere. A fare soldi o a cambiare la società nazionale? Dentro Forza Italia, in altri termini, manca la politica. Il ché è assolutamente logico per una società per azioni ma è quantomeno bizzarro per un partito che concorre alla determinazione della politica nazionale. Si dirà, sulla scorta di Baget Bozzo, che in un partito cesarista la politica non serve, visto che ad occuparsene c'è sempre e solo Cesare. Ma se è così, che bisogno c'è di avere feudatari, vassalli, cortigiani e cordate che servono solo, come si è visto alle ultime elezioni europee, ad intralciare il rapporto tra Cesare ed il suo popolo, tra Berlusconi ed il suo elettorato? Non sarebbe meglio per il Cavaliere azzerare ogni tipo di diaframma che si è costruito e pericolosamente cristallizzato negli ultimi anni? O, in subordine, incominciare a pensare che un partito non è una società per azioni ma una fabbrica del consenso? Che per governare al meglio è necessario poter contare su una fabbrica del consenso efficiente piuttosto che su una società per azioni dove tutti litigano per il posto in consiglio d'amministrazione e la carica di amministratore delegato? E che negli ultimi anni della legislatura si potrebbe tentare anche di rimuovere il cartello “qui si lavora e non si parla di politica” per consentire a quegli italiani che continuano a stimarlo e sostenerlo di poterlo anche aiutare? |