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  Il rischio dei socialisti
4 agosto 2004

Gianni De Michelis ha avuto la soddisfazione che cercava. E lo stesso ha ottenuto Chiara Moroni. Silvio Berlusconi ha bacchettato gli eccessi verbali della Lega. E nel rivendicare la propria amicizia con Bettino Craxi ha di fatto riconosciuto il ruolo che il nuovo Psi ricopre all’interno della maggioranza di governo. Al punto che qualcuno già pensa al rimpastino d’autunno ed alla possibilità che i socialisti del centro destra ottengano posizioni di maggiore visibilità nell’esecutivo. Da un punto di vista tattico, quindi, la faccenda si è chiusa come meglio De Michelis non avrebbe potuto immaginare. Sul piano strategico, però, il risultato è diverso. Non solo perché la vicenda ha permesso e permetterà ai socialisti del centro sinistra di incalzare i “fratelli separati” rimproverandoli di essere alleati con i leghisti ed i post-missini che all’epoca di Tangentopoli li avrebbero voluti impiccare sulle pubbliche piazze. Ma soprattutto perché costituisce l’ennesima dimostrazione della condanna dei socialisti italiani a essere costretti ad avere perennemente il volto rivolto al passato. 

Al momento della sconfitta e della diaspora. Con la condanna aggiuntiva a non riuscire ad elaborare una qualsiasi strategia politica che non sia la semplice riedizione di quelle del passato. O, peggio, che non si fondi sul presupposto secondo cui l’unico modo per affrancarsi da quanto accaduto passi attraverso una qualche forma di rifondazione socialista. Nessuno può dire se questa doppia condanna sia giusta. Probabilmente è la logica conseguenza della passività con cui i dirigenti socialisti, con la sola eccezione di Craxi e di pochi altri, accettarono di essere sottoposti alla gogna della rivoluzione giudiziaria. Ma il punto da discutere non è se sia giusta una condanna del genere ma se i socialisti non debbano reagire ad un simile destino incominciando a seppellire una volta per tutte il passato ed a guardare finalmente al presente ed al futuro. 

Dal biennio rivoluzionario ad oggi è passato più di un decennio. E questo comporta che l’ultima generazione di elettori del nostro paese non sappia neppure di cosa si stia parlando quando sente gli appelli alla rifondazione socialista o, peggio, le liti astiose tra socialisti di varie tendenze. Le associazioni di combattenti reduci hanno grandi meriti ma il torto insuperabile di venire progressivamente azzerate dal tempo. Se i socialisti (ma non solo loro, visto che anche le altre famiglie laiche sembrano essere in preda alla malattia della nostalgia) vogliono fare questa fine (per di più litigando forsennatamente tra di loro) si accomodino. Se invece vogliono tornare a pesare politicamente non debbono far altro che seppellire il proprio passato con tutti gli onori e tornare a guardare al futuro aprendosi al nuovo ed all’alleanza con i nuovi soggetti politici.