![]() |
|
Le primarie inutili 7 agosto 2004 Nessuno ha la più pallida idea di come il sistema primario statunitense possa essere importato ed applicato in Italia. Ma, a destra ed a sinistra, tutti ne parlano e lo presentano come la panacea di tutti i mali interni delle due coalizioni. Con particolare riguardo alla comune difficoltà di selezionare candidati e classe dirigente all'altezza dei propri compiti e non cortigiani buoni solo a frequentare i salotti ed i circoli amicali esclusivi dei vari leader. Probabilmente piace la parola, che riempie la bocca ed evoca sistemi lontani e, per questo, necessariamente perfetti. Ma quando si va a grattare questa patina di adesione posticcia ci si accorge che dietro non c'è assolutamente nulla. Chi dovrebbe partecipare alle votazioni delle primarie? Solo gli iscritti ai partiti del centro destra o del centro sinistra o di qualche altra formazione politica in campo? Oppure le votazioni dovrebbero essere aperte a tutti gli elettori senza limitazioni di sorta? E se il criterio fosse quello della iscrizione e, quindi, del pagamento della quota, come risolvere il doppio problema già presente nella nostra realtà politica della presenza massiccia dei signori delle tessere e del loro finanziamento? E se anche si riuscisse a trovare un modo per limitare i condizionamenti ed i guasti del fenomeno del tesseramento fasullo e dell'aumento di spese per realizzarlo, come affrontare il nodo dell'esistenza di partiti strutturati e di correnti organizzate a fianco di partiti presidenziali non organizzati? Come impedire nel centro sinistra, ad esempio, che le primarie diventino l'occasione per realizzare la propria supremazia all'interno della sinistra da parte di Rifondazione Comunista, del "correntone" e dei Ds in generale a spese della Margherita e dei partiti con meno radicamento ed organizzazione? E come evitare nel centro destra che il momento delle primarie diventi il trionfo dell'Ucd a spese di Forza Italia e di “destra sociale” a spese di Alleanza Nazionale e di tutti gli altri partiti della coalizione? Per il momento non esistono risposte a questi interrogativi. Per cui ha perfettamente ragione Silvio Berlusconi quando annuncia che nel centro destra non c'è alcun bisogno delle primarie. Nel nostro paese non può essere questo il miglior criterio per la selezione delle candidature. Almeno fino a quando non verranno trovate soluzioni adeguate ai tanti problemi posti dall'eventuale importazione del sistema statunitense. Naturalmente la bocciatura delle primarie non significa che non esiste una questione di selezione della classe dirigente che riguarda sia il centro destra che il centro sinistra. Anzi, è proprio questa la questione di fondo su cui le due coalizioni si giocano la possibilità di guidare il paese nella prossima legislatura. E, mentre il centro sinistra tende a risolvere il problema facendo ricorso alla vecchia nomenklatura dei partiti e della burocrazia, il centro destra non ha ancora trovato una soluzione diversa da quella della cooptazione non per merito o competenza ma per amicizia, parentela o interesse. Cioè due soluzioni sbagliate che si annullano a vicenda. Nei prossimi mesi il tema diventerà di stretta attualità. E chi riuscirà a sciogliere meglio il nodo vincerà le prossime elezioni politiche. |