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  Risposta a Marco Pannella
21 settembre 2004

Che bisogno c'è di dare vita ad una Casa Laica quando questa casa esiste da tempo? E, soprattutto, è da tempo che porta avanti da sola e con la massima efficacia le battaglie laiche più qualificanti e significative? Non è stata una provocazione quella che Marco Pannella ha pronunciato venerdì scorso, a Palazzo Marini, in occasione della presentazione del volume "Democrazia e libertà, riflessioni laiche", contenente il dibattito sviluppatosi su "L'opinione delle libertà" dopo l'appello di Davide Giacalone e mio sull'ipotesi della "Casa laica". E' stata una orgogliosa e legittima rivendicazione di un inequivocabile dato di fatto politico. Non si può certo negare che il Partito Radicale sia la formazione politica a cui si deve il merito di aver condotto le principali battaglie laiche del nostro paese negli ultimi quarant'anni. E si deve sicuramente riconoscere che il leader indiscusso ed ormai storico di tutta la variegata area che con diverso impegno ha partecipato a queste battaglie sia Marco Pannella. 

Non c'è da rimanere delusi, allora, di fronte all'invito niente affatto ironico di entrare tutti a far parte del Partito Radicale. C'è, semmai, da fare una doppia riflessione. Sia sulla opportunità di un colpo d'ala, un atto di fantasia, che acceleri in qualche modo il processo di aggregazione di tutte le formazioni politiche che si ritrovano su una piattaforma programmatica ispirata ai comuni valori liberali, democratici e riformatori. Sia sulle ragioni per cui la Casa Laica radicale, pur essendo provvista di un leader e di un consistente radicamento elettorale, non sia mai riuscita a diventare il pilastro di una Casa talmente grande ed aperta da poter accogliere non solo i dirigenti delle formazioni politiche vicine, triturate dalla cosiddetta rivoluzione giudiziaria, ma anche quella maggioranza di italiani che ha condiviso e continua a condividere buona parte delle battaglie lanciate da Pannella e dai radicali.

La riflessione su questo secondo punto riapre il discorso sull'individualismo ai limiti dell'egocentrismo che caratterizza ogni laico, liberale, repubblicano, socialdemocratico, socialista e radicale che si rispetti. La Casa Radicale non è diventata nella Seconda Repubblica una grande Casa Laica in grado di condizionare la politica italiana come fanno i cattolici dell'Udc o della Margherita. E la ragione è che ogni esponente delle diverse formazioni dell'area ha preferito rimanere primo a Roccacannuccia piuttosto che secondo a Roma. L'individualismo dei detentori delle vecchie sigle, favorito dalla legittima rivendicazione delle diverse tradizioni delle proprie forze politiche di riferimento, ha bloccato la logica conclusione di un processo inevitabile. Naturalmente il fenomeno ha riguardato anche i radicali e lo stesso Marco Pannella, decisi a marcare la propria diversità al punto da scegliere di rinunciare alla presenza nel Parlamento nazionale e di limitarsi a condurre le sole battaglie referendarie fuori e contro le istituzioni rappresentative nate dal bipolarismo imperfetto della Seconda Repubblica.

Non so se l'invito ad entrare nella casa laica radicale ampliandola e rafforzandola sia il segno della fine di questo fenomeno. Pannella vuole sul serio diventare il leader di una Casa che si identifichi con l'intera area, rinunciando alle punte estreme di diversità ed accettando l'applicazione del metodo democratico dentro il caseggiato condominiale? Se è così bisognerà convincere i leaderini a rinunciare alla logica di Roccacannuccia. Ed anche se l'impresa non sarà semplice non è detto che debba risultare disperata.
In attesa di un chiarimento in questo senso la proposta di Pannella accende comunque la fantasia. Perché, dopo l'esperienza della doppia tessera che ha consentito a tanti esponenti liberali, repubblicani, socialisti, di Forza Italia e di An di condividere le battaglie radicali, non si tenta l'esperienza della multitessera dei laici e dei riformisti? Tutti nel Partito Radicale e, via di seguito, tutti in quello liberale, repubblicano, socialdemocratico e socialista. 

Non per condizionare le scelte dell'uno o dell'altro ma per marcare, dopo le differenze, il comune sentire sui grandi problemi del momento: le riforme, l'innovazione e la modernizzazione del paese, la scelta atlantica e la lotta al terrorismo dell'islamismo teocratico, la difesa dei diritti umani e della società aperta. Una provocazione? Può essere. Ma le provocazioni, come insegna Marco Pannella, servono. Eccome! E poiché il compito de "L'opinione delle Libertà", quotidiano piccolo ma che si fa sentire, è quello di provocare e lanciare stimoli. Annuncio che nel mese di ottobre organizzeremo settimanalmente un incontro per discutere dei temi programmatici che uniscono, che a questi incontri si aggiungeranno dei forum nella redazione del giornale a cui saranno invitati i singoli esponenti dell'area laica e che gli inviti a partecipare saranno aperti a tutti. Anche a quei laici che nel centro sinistra non sembrano avere alcun diritto di parola e sembrano condannati ad assistere silenziosamente al confronto sempre più serrato tra i post-democristiani di sinistra ed i post-comunisti.