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  La festa interrotta
30 settembre 2004

Che la festa continui! Che Carlo Azeglio Ciampi possa tornare a ripetere le sue ovvietà sull’unità di intenti degli italiani! Che tutti i buonisti dello stivale, ottimamente rappresentati dal sindaco di Roma Walter Veltroni, insistano nell’auspicare il perdurare all’infinito del clima di responsabilità nazionale venutosi a creare attorno al caso delle due Simone! Ma se la festa deve durare insieme a quest’orgia di luoghi comuni ispirati ad un “volemose bene” pieno di ipocrisia, è bene che tutti facciano la propria parte in commedia. Il governo che gioisce, l’opposizione che applaude, il Quirinale che inneggia, il Papa che si compiace ed i “buoni” che affogano nella melassa. Ma, soprattutto, le due Simone che evitano accuratamente di esternare. Soprattutto se lo fanno ringraziando i rapitori che le hanno rispettate, promettendo un loro sollecito ritorno a Baghdad e chiedendo il ritiro delle truppe dall’Iraq.

Se commedia deve essere che lo sia fino in fondo! E riguardi tutti gli interpreti della rappresentazione, a partire dalle due eroine. Se invece sono proprio le Simone a spezzare la rappresentazione con uscite fuori tema e fuori registro, è chiaro che la festa deve essere di colpo interrotta, i luoghi comuni abbandonati, il buonismo rimosso. E che l’ipocrisia deve lasciare il posto a valutazioni di tutt’altro genere. Nessuno, ovviamente, si aspetta che le giovinette miracolate si affrettino a ringraziare chi le ha salvate dai propri rapitori. Cioè il popolo italiano e le sue istituzioni. Si sa che il trambusto, l’emozione, il piacere violento della ritrovata libertà possono fare brutti scherzi. Ma se le prime parole delle Simone sono dedicate ai ringraziamenti per chi le ha rapite evitando di violentarle, alla richiesta di ritiro delle truppe ed alla promesso di tornare al più presto a Baghdad ad aiutare il tanto amato popolo irakeno, allora è bene fare subito chiarezza. Prima che i carnefici si trasformino in salvatori ed i salvatori in spietati imperialisti che bombardano ed affamano le povere popolazioni che vivono tra il Tigri e l’Eufrate. 

Il primo punto da mettere in chiaro è che le due Simone sono state salvate dal governo italiano. Il secondo punto è che se è stato pagato un riscatto questa somma è stata pagata dai contribuenti italiani. Il terzo punto è che se le due Simone vogliono tornare in Iraq lo facciano a proprio rischio e pericolo e non scaricando costi e responsabilità sul proprio paese. Quest’ultimo, a sua volta (e questo è il quarto punto) deve incominciare a chiedersi se non sia il caso di incominciare ad indagare su come vengono gestiti i soldi dei contribuenti che vengono destinati alle organizzazioni non governative che hanno operato ed intendono tornare ad operare in Iraq ed in paesi analoghi. Che la festa continui! Ma che nessuno tenti di prendere gli italiani per fessi!