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Montezemolo e la tassa Fiat 5 ottobre 2004 Seguiamo pure l’invito di Luca Cordero di Montezemolo. E cancelliamo dal nostro vocabolario il termine “declino”. Se serve a dissipare i cattivi pensieri ed a ricostruire un minimo di fiducia per il futuro, ogni proposta va accolta ed applicata. Anche quella di seguire l’esempio degli struzzi e nascondere la testa sotto la sabbia per sfuggire al pericolo imminente. Ma una volta rinunciato a parlare di “declino” la grande industria torna ad essere efficiente e propulsiva? Le fabbriche ricominciano a moltiplicarsi garantendo occupazione e stabilità sociale? Gli imprenditori medio e piccoli rinunciano a delocalizzare le aziende nei paesi dell’Est o, addirittura, in Cina? Siamo sicuri, in sostanza, che una volta abolito il termine negativo la classe operaia torna in paradiso come ai bei tempi del salario variabile indipendente e si trascina appresso gli eredi delle “grandi famiglie” e del “salotto buono” che nel frattempo hanno dismesso le fabbriche dei nonni e si sono messi a fare finanza? Con tutto il rispetto che si deve al presidente della Confindustria che è anche presidente della Fiat, della Ferrari e della Fiera di Bologna, è necessario informarlo che non basta cancellare la parola magica per ottenere i miracoli di cui sopra. E’ indispensabile aggiungere che non basta tuonare contro il governo come i giovani ed i meno giovani industriali hanno fatto a Capri per rimettere in movimento una economia nazionale incapace di definire il proprio ruolo nell’epoca della globalizzazione. E, soprattutto, che l’idea di superare le difficoltà applicando la ricetta adottata durante la presidenza confindustriale di Giovanni Agnelli, cioè il patto sociale fondato sugli aiuti alla grande industria alleata con le confederazioni sindacali, è irrimediabilmente superata. La società italiana non è più quella degli anni ’70 del secolo scorso. Ed anche il blocco sociale fondato sulla centralità della fabbrica, della classe operaia e sulla monarchia sabauda della famiglia Agnelli non solo non è più egemone ma ha anche perso qualsiasi capacità propulsiva e propositiva. Imitare l’“Avvocato” è legittimo. Ma solo nel privato. Per quanto riguarda il pubblico gli italiani hanno già dato. In abbondanza! |