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  La ragione del Cardinale
12 ottobre 2004

In altri tempi l’intervento dell’Arcivescovo di Milano, il cardinale Dionigi Tettamanzi, agli stati generali dei cattolici svoltisi a Bologna avrebbe scatenato le reazioni di ogni genere di anticlericale. Sicuramente ne sarebbe spuntato fuori uno pronto a ricordare che chi si trova al vertice di una struttura fondata sul principio di autorità calato dall’alto e non su quello democratico proveniente dal basso non ha grandi titoli per parlare di democrazia. Altrettanto sicuramente ne sarebbe poi spuntato un altro pronto a ricordare che chi, nel corso di due millenni, ha imposto la propria religione con la forza delle armi non ha grandi titoli per contestare l’idea che la democrazia sia esportabile anche con la forza. Per non parlare, poi, di quelli che sarebbero insorti ad avallare questa argomentazione tirando in ballo dai Conquistadores spagnoli alle camicie nere della guerra d’Abissinia condotta in nome del re, del Duce e dello Spirito Santo della vera religione. Quanti anticlericali avrebbero infine resistito all’istinto immediato di ricordare al successore del Cardinal Martini che se non ci fossero state le armi degli angloamericani i cappellani starebbero ancora a benedire i gagliardetti dei legionari di Mussolini e le Ss porterebbero ancora le cinture con la scritta “Gott mit uns”?

Ma dove stanno più gli anticlericali? Da nessuna parte. Anche i laici più accaniti sono assolutamente rispettosi del ruolo della Chiesa e delle gerarchie ecclesiastiche. E se anche qualche sacerdote, con o senza anello cardinalizio, finge di ignorare la storia o la piega agli interessi terreni del momento del Vaticano, nessuno si sogna lontanamente di dissentire e di protestare. Il Papa ha sempre ragione. Democraticamente, s’intende. E come lui hanno sempre ragione anche quelli che in futuro, ci si augura ancora molto lontano, potrebbero lasciare la sedia di Ambrogio per quella di Pietro. Eppure… Eppure le elezioni che si sono svolte in Afghanistan senza incidenti e tra i festeggiamenti popolari indicano che il metodo del dialogo ad oltranza non è la sola strada per educare alla democrazia. Soprattutto quando gli interlocutori non vogliono dialogare. E preferiscono, come facevano i talebani a Kabul, mettere in carcere chi va in giro con il crocefisso o far saltare per aria le statue rupestri di Budda. Ovviamente, in questo riferimento alle elezioni afgane, non c’è alcun intento polemico o venatura anticlericale. Il Cardinale ha sempre ragione. Anche quando Kabul dimostra che ha torto!