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  Riforme e comunicazione
16 ottobre 2004

Silvio Berlusconi ha fatto benissimo a congratularsi con Umberto Bossi per l’approvazione da parte della Camera del testo della nuova Costituzione. E se, come ha detto il presidente del Consiglio, l’evento rappresenta il miglior tonico per la salute del leader leghista, non si può non essere felici per il contributo che il varo delle riforme istituzionali possa aver dato ad accorciare i tempi della sua convalescenza. Ma con tutto il rispetto che si deve a Berlusconi ed a Bossi è assolutamente necessario mettere in chiaro che la riforma non è un piacere personale compiuto dal centro destra all’illustre infermo ed al suo partito. La nuova Costituzione non è una graziosa concessione fatta ad una parte, sia pure determinante, della maggioranza. E’ e deve essere il punto di riferimento di tutti i cittadini. E se pure è stato il frutto del consenso solo della parte maggioritaria del Parlamento, proprio chi l’ha preparata ed approvata deve realizzare il massimo sforzo per renderla accettabile all’intera comunità nazionale. Un errore di questo genere è già stato consumato alla fine della passata legislatura dal centro sinistra. Al punto che la maggioranza degli italiani si è fatta la convinzione che la modifica del capitolo quinto della Costituzione e l’introduzione di un federalismo sbilenco non fosse altro che una mossa strumentale diretta, oltre tutto inutilmente, ad ingraziarsi la Lega ed il suo leader. Se il centro destra vuole continuare a governare nella prossima legislatura e vincere la battaglia del referendum confermativo, deve evitare accuratamente di bissare l’errore. E compiere il massimo sforzo per comunicare al paese che la nuova Costituzione non è un favore a Bossi ma a tutti gli italiani. Comunicare? Ma nel centro destra esiste qualcuno che si pone il problema della comunicazione?