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  Il “quartismo” del Corriere
19 ottobre 2004

Nella sua lunga storia il Corriere della Sera è sempre stato un giornale di lobby ma quasi mai un giornale di partito. Neppure ai tempi dell’uscita di Albertini e dell’ingresso del fascismo diventò mai un quotidiano schierato e portatore delle istanze di una sola parte politica. Svolse il ruolo di organo fiancheggiatore ma sempre con quell’aura di indipendenza formale ed autonomia che ne garantivano l’autorevolezza. E lo stesso accadde all’epoca dell’incapricciamento per l’ultrasinistra di Maria Giulia Crespi e la direzione di Piero Ottone. Il giornale di via Solferino continuò ad essere espressione della lobby industriale che seguiva gli Agnelli negli accordi sopra e sotto banco con i sindacati ed il Pci pure di garantire la pace sociale nelle fabbriche. Ma non si trasformò mai in un giornale-partito deciso, come “La Repubblica”, a portare avanti gli interessi della propria lobby attraverso l’organizzazione del consenso e l’uso del quotidiano come arma politica.

Adesso, invece, assistiamo alla grande trasformazione del Corriere della Sera. Da organo di una ben precisa lobby si sta trasformando in organo di partito. Il tutto mentre i partiti tradizionali non esistono più ed il loro posto è occupato da alcuni poteri burocratici e dai comitati elettorali che coprono gli interessi di alcuni gruppi industrial-finanziari e la lobby di riferimento del giornale perde l’ultimo “padrone” della serie, Cesare Romiti. Le battaglie politiche che il neonato partito del Corriere porta avanti ormai da qualche tempo sono ben note. Finiti i tempi del terzismo di Mieli e del falso terzismo di De Bortoli, è arrivato il “quartismo” di Folli. Cioè il giornale che è nemico dichiarato del centro destra, rifiuta qualsiasi ruolo di equidistanza tra i due poli e, pur essendo vicino al centro sinistra, ne vuole essere non il fiancheggiatore ma l’avanguardia illuminata dalla luce del massimo potere e della massima autorità dell’Italia repubblicana. 

Dietro il “quartismo” di Folli, dunque, non c’è una lobby orfana del suo ex proprietario e che deve ancora trovare un nuovo equilibrio ed una diversa stabilizzazione dopo i recenti cambiamenti. C’è, più semplicemente, l’idea di essere l’organo del partito del Quirinale, cioè di quell’area di potere niente affatto occulto che non si colloca né a sinistra, né a destra e neppure al centro in posizione terza, ma che sfruttando la prassi ed alcune pieghe della vecchia Costituzione si è piazzata sopra la scena politica nazionale agendo da contropotere reale di qualsiasi governo espresso dal consenso popolare. Come si manifesta il “quartismo” del Corriere? Semplice: manifestando nelle maniere più palesi che il quarto potere non ha alcuna intenzione di rinunciare ai propri privilegi e che intende battersi allo stremo in difesa non della sacralità repubblicana del proprio ruolo ma della salvaguardia della concretezza materiale delle proprie funzioni.

Non è un caso, allora, che il Corriere si schieri contro le modifiche alla Costituzione, parli di dittatura della maggioranza e minacci tuoni e fulmini se la riforma della legge elettorale non dovesse passare attraverso un impossibile accordo tra i due poli. Il giornale-partito della burocrazia del Quirinale, in attesa di tornare ad essere il giornale della propria lobby, tenta di svolgere al meglio il suo nuovo ruolo di rude centurione dei vecchi assetti del vecchio mondo. Ma non sono solo i presidenti a passare. Alla lunga passano anche le burocrazie. E quando questo succederà il Corriere della Sera scoprirà di aver perso per strada tutta la sua antica autorevolezza.