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Proporzionale con sorpresa 20 ottobre 2004 Sono sempre stato immune da furore ideologico sulla scelta del sistema elettorale. Ho sempre pensato che il proporzionale vada adottato quando si tratta di garantire la rappresentatività del corpo elettorale e che il maggioritario vada scelto quando il problema da risolvere è quello della governabilità e della stabilità di governo. Per questo non ho mai condiviso i toni da crociata in favore di questo o quel sistema. Quando il paese era in preda a forsennatezza maggioritaria si abbeverava alla favola che con il collegio uninominale maggioritario si sarebbero risolti tutti i problemi, mi appellavo al “Viaggio elettorale” di Francesco de Sanctis per spiegare che il ritorno al passato dei notabili non avrebbe risolto alcunché. Ed ora che turbinosamente arriva la risacca del proporzionale evito accuratamente di farmi bagnare dalla speranza di avere a portata di mano la soluzione delle questioni politiche nazionali. Provo il massimo rispetto, naturalmente, per chi compie una scelta ideologica in favore dell’uno o dell’altro sistema. Ma continuo a mettere in guardia dagli entusiasmi eccessivi. Il ritorno al proporzionale puro è ormai impossibile, così come è del tutto illusorio ipotizzare il maggioritario perfetto. Con ogni probabilità alle prossime elezioni politiche si continuerà a voltare con il “Mattarellum”. Se poi i propositi di riforma elettorale di cui si parla con insistenza in questi giorni si dovessero concretizzare, è facile preventivare che il loro frutto non sarà molto dissimile dal “Tatarellum” con cui si vota alle regionali. Quale sarà la differenza tra il “Tatarellum” di oggi e quello del futuro? La risposta viene dalle bozze di statuti regionali che in questo periodo piovono da ogni parte. Cioè dalla introduzione dello sbarramento, che potrà essere nazionale, o più facilmente, regionale. Ma che in ogni caso risponderà ad una sola ed unica esigenza: togliere ai proporzionalisti la sete con il prosciutto. Con una soglia del quattro per cento i partiti minori che oggi premono con insistenza per il proporzionale spariranno definitivamente. Avranno raggiunto il proprio scopo ma al prezzo della propria sopravvivenza.
L’alternativa, naturalmente, è l’aggregazione di forze diverse ma vicine sotto forma di federazione. Non a caso ormai da anni “L’opinione delle libertà” predica la necessità di una aggregazione dell’area in cui figurano i liberali ed i socialisti, i radicali ed i repubblicani, i socialdemocratici e tutti quelli che sono attratti dall’astensione o dal voto di protesta.
Ma il tempo delle prediche è finito. Siamo ormai all’inizio di una campagna elettorale biennale. Ed è arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti.
Chi vuole immolarsi si accomodi. Ma chi vuole continuare a vivere in nome dei propri valori di libertà e di democrazia si decida a muoversi. Ora o mai più. |