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Domanda al Corriere 26 ottobre 2004 Appare decisamente mal posta la perentoria richiesta avanzata al centro sinistra dal direttore del Corriere della Sera, Stefano Folli, di presentare al più presto la classe dirigente che intende schierare nelle elezioni del 2006 per strappare al centro destra il governo del paese. Non esiste una entità astratta e sconosciuta chiamata centro sinistra a cui chiedere di esibire la propria classe dirigente. Esistono i dirigenti delle forze politiche che danno vita all’attuale schieramento d’opposizione e sono proprio questi personaggi ad essere la classe dirigente del centro sinistra. Chiedere quale sarà la classe dirigente con cui l’opposizione intende governare il paese nella prossima legislatura è del tutto privo di senso. Per la semplice ragione che tutti gli italiani conoscono alla perfezione ogni singolo componente dello stato maggiore del centro sinistra, dal leader ancora virtuale Romano Prodi alla giovane speranza Enrico Letta, dal “bello guaglione” Francesco Rutelli al raffinato e supersponsorizzato boss della sinistra antagonista Fausto Bertinotti. Questa conoscenza non è superficiale ma approfondita. Dei componenti della classe dirigente del centro sinistra gli italiani conoscono alla perfezione pregi e difetti. Nessuno di loro è un personaggio nuovo, spuntato come un fungo dopo le elezioni del 2001. Ognuno di loro ha avuto esperienze di governo negli anni degli esecutivi ulivisti ed anche in quelli dei decenni precedenti. E lo stesso giovane Letta, che pure sembra essere uno dei pochi in grado di qualificarsi come esponente della nuova leva dei dirigenti del centro sinistra, ha già ricoperto l’incarico di ministro ed ha già fornito la dimostrazione di una capacità governativa niente affatto straordinaria. Con buona pace del Corriere della Sera, quindi, il centro sinistra non ha alcuna possibilità di contrapporre alla classe dirigente del centro destra, sperimentata con risultati niente affatto esaltanti negli ultimi tre anni, una classe dirigente nuova, inedita, capace di suscitare speranze ed attese di cambiamento. Se gli attuali governati sono modesti, gli sfidanti del 2006 sono in parte uguali, in parte addirittura peggiori. Basta pensare che il primo di loro, Romano Prodi, è in pista da tempo immemorabile ed ha alle spalle un curriculum pieno zeppo di fallimenti e di disastri, dai casi Sme ed Alfa Romeo alle false privatizzazioni che nella seconda metà degli anni ‘90 hanno provocato l’impoverimento del paese. Invece di chiedere quale sarà la nuova classe dirigente del centro sinistra, quindi, il direttore del quotidiano di via Solferino avrebbe fatto meglio a sollecitare un chiarimento su quale progetto politico intende portare avanti lo schieramento guidato da Romano Prodi. E’ quello indicato da Gugliemo Epifani, ribadito da Sergio Cofferati e preteso da Fausto Bertinotti, caratterizzato dalla difesa ad oltranza di ogni piega dello stato assistenziale e dalla ingenua speranza che l’introduzione di una patrimoniale sarebbe la panacea di tutte le necessità di cassa per continuare a finanziare gli sprechi? Oppure è un progetto di segno diverso, che nessuno è riuscito ancora a definire, ma che potrebbe e dovrebbe essere ispirato ad una linea più riformista e meno massimalista? La domanda non è affatto priva di risposta. E deve essere per questo che il Corriere evita di avanzarla. Prodi non pensa ad un programma riformista. Punta sui massimalisti. Per evitare l’astensione della sinistra antagonista nella speranza che nel 2006 gli astenuti siano i delusi del centro destra. Ma se questa è la scelta del “professore” che aspetta il Corriere a schierarsi contro? |