torna alla
home page

ARCHIVIO

2002
marzo
febbraio 
gennaio

2001
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

2000
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

1999
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  La sconfitta dei media
4 novembre 2004

Le certezze sono due. La prima è che Bush ha vinto. La seconda è che ad essere sconfitti non sono stati solo Kerry ed i democratici ma anche e soprattutto la stragrande maggioranza dei media europei ed italiani. A stare alle loro previsioni, indicazioni, sondaggi e ricerche il voto americano era scontato. Il Bene democratico avrebbe certamente prevalso sul Male repubblicano, Kerry sarebbe riuscito a fare un sol boccone di Bush ed il mondo avrebbe potuto finalmente tirare un sospiro di sollievo di fronte a questa sorta di giudizio del Dio politicamente corretto. Dei media europei non ci interessa granchè. Di quelli nostrani molto di più. E di questi va sottolineata con la massima evidenza la clamorosa sconfitta. Non tanto per togliersi la piccola soddisfazione di essere stati monocoli nella terra dei ciechi. Quanto per indicare che il fenomeno produce conseguenze precise, di cui non si potrà non tenere conto nella prossima fase di lunga campagna elettorale del nostro paese.

Per mesi i corrispondenti dagli Usa della Rai, di Mediaset e di La7 hanno quotidianamente informato gli italiani che il presidente Bush era diventato estraneo al proprio popolo a causa delle scelte sbagliate nella guerra contro l’Iraq. Lo stesso hanno fatto, tranne alcune particolari e significative eccezioni (Molinari sulla Stampa, Riotta sul Corriere della Sera) i corrispondenti dei grandi quotidiani italiani. Per non parlare della quasi totalità dei commentatori, fino all’ultimo istante della campagna elettorale impegnati nello spiegare agli italiani che la vittoria del multilateralista Kerry sull’unilateralista Bush era un evento non solo annunciato ma sicuramente voluto dal fato. Questo impegno nel trasformare una propria personale speranza in una certezza generale ha trovato l’ultima e più smaccata conferma nella prima parte della nottata italiana dello spoglio delle schede elettorali americane. 

Il corrispondente di Rai Uno Giulio Borrelli non ha esitato ad aprire la serie dei collegamenti lanciando con grande clamore l’indicazione di un sondaggista liberal che assicurava la schiacciante vittoria del candidato democratico. E sulla scia di questa indicazione fasulla la maggior parte degli invitati ai salotti televisivi pubblici e privati non ha esitato a spiegare agli italiani che la vittoria certa di Kerry era il frutto inequivocabile della stragrande partecipazione popolare al voto. A conferma che il popolo, negli Usa come in Europa ed ovviamente in Italia, è sempre schierato con la sinistra. Ma il passaggio dalla realtà virtuale a quella reale ha spazzato di colpo questo incredibile castello di illusioni e di bugie. 

Gli avvocati di Kerry ora si possono anche affannare a dare battaglia scheda su scheda su quelle marginali di qualche stato particolare. Ma il voto popolare che ha dato quasi quattro milioni di voti di vantaggio a Bush non si presta ad equivoci e porta alla luce in maniera inequivocabile l’incredibile imbroglio messo in piedi dai media politicamente corretti del nostro paese. Quali le conseguenze di una così vergognosa vicenda? La prima è il già alto tasso di sfiducia degli italiani nei confronti dei propri media diventa ancora più marcato e pesante. Ci si può fidare di chi racconta sistematicamente balle che vengono poi regolarmente smascherate dai fatti? La seconda è che non saranno i media a decidere in Italia l’esito delle prossime elezioni regionali e di quelle politiche successive. La lezione americana, infatti, è che il buon senso della gente vince sulla disinformatia.