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Tasse e identità di An 5 novembre 2004 Alleanza Nazionale ha tutto il diritto di fare una battaglia identitaria sulla questione della riduzione delle tasse. Se la Lega pretende di piazzare la bandierina sul federalismo per marcare il proprio ruolo all’interno della coalizione di governo, non si vede perché il partito di Gianfranco Fini non debba adottare lo stesso comportamento per dimostrare al proprio elettorato di non essersi dimenticato della propria missione sociale. Il punto, però, è un altro. Sono proprio sicuri i dirigenti di An che nei cromosomi della propria identità ideale e politica ci sia il principio della ridistribuzione del reddito? Si dirà che sollevare questioni del genere per un problema su cui la maggioranza troverà comunque una soluzione è del tutto fuori luogo. Dopo l’esito delle elezioni americane che Bush ha vinto con l’impegno nella lotta al terrorismo e con il taglio delle tasse nessuno si sogna di condurre una battaglia alla morte su una quarta aliquota a carico dei “ricchi” e dei “signori” che servirebbe solo ad alienare le simpatie di un ceto medio che punta sempre ad arricchirsi e non si sente mai protetto da misure che finiscono con il proletarizzarlo. Tanto più che questa famosa quarta aliquota, oltre a costringere Berlusconi a fare beneficienza, non tapperebbe di sicuro i buchi del bilancio pubblico. In realtà, però, porre la questione dei cromosomi ai dirigenti di An non è né fuori luogo, né sproporzionata. Per la semplice ragione che proprio una circostanza così banale consente al partito di Fini di indagare sulla propria mappa genetica per capire esattamente la natura del partito. Che cos’è An? Una costola separata della sinistra, come fanno capire quei dirigenti che nelle parole e nei fatti cercano di comportarsi come farebbe Rifondazione Comunista se si trovasse in una coalizione di governo con l’Ulivo? Oppure una formazione politica che, pur avendo un albero genealogico che risale al socialismo rivoluzionario dei primi del secolo scorso, ha seguito una strada propria ed ha trovato una identità che non fotocopia quella del passato ma che è adeguata alla realtà del presente? Oppure, visto che nella sua tradizione esiste la creazione, sia pure attraverso la via autoritaria, del welfare del nostro paese, punta a fare a razionalizzare, modernizzare e razionalizzare quello stato sociale creato negli anni ‘30 che nel frattempo si è appesantito, burocratizzato e trasformato nello stato assistenziale e degli sprechi? La differenza è sostanziale. E riconoscerla non serve solo a favorire la soluzione di un contrasto contingente nella maggioranza ma a stringere od allentare il rapporto con i propri elettori. |