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  L’occasione Tremonti
16 novembre 2004

I sondaggi testimoniano il grande malcontento esistente nell’elettorato di Forza Italia. Cresce la delusione per il “continuismo” che ha contrassegnato i primi tre anni di governo dell’attuale legislatura. Aumenta la protesta per la titubanza e l’eccesso di prudenza con cui è stato portato avanti il processo di cambiamento e di innovazione che era stato promesso al paese. Ma questo grande ed inquietante fermento non si indirizza verso altre forze politiche. Nessuno beneficia, tranne qualche caso isolato, dal disamore che gli elettori di Forza Italia hanno nei confronti del partito che hanno votato nel 2001. I frutti della protesta non vengono raccolti dagli alleati di Silvio Berlusconi, come pure sarebbe naturale. E, soprattutto, non vanno a rendere felici lo schieramento avversario del centro sinistra. Come già testimoniato dai risultati delle elezioni europee i voti in libera uscita dal centro destra non finiscono in alcun modo nel centro sinistra. Vanno dritti sparati nell’astensione. 

Il dato non è consolatorio ma più preoccupante che mai. La lezione del voto Usa insegna che Bush ha battuto Kerry raccogliendo il consenso di quelle fasce popolari che in passato manifestavano il loro totale disinteresse per la politica disertando le cabine elettorali. Se non ci fosse stata la mobilitazione della cosiddetta “America profonda” lo sfidante Kerry, che ha fatto il pieno dei voti democratici, avrebbe battuto il presidente repubblicano. Ne deriva che nel nostro paese se Silvio Berlusconi non riesce a trasformare in consenso ed entusiasmo la delusione dei propri elettori, il centro sinistra è destinato a vincere a spasso. Sia le prossime regionali che le future politiche. Il problema, ovviamente, non riguarda solo il Cavaliere. In un sistema bipolare non perde mai uno solo. 

La sconfitta riguarda tutti i componenti dello schieramento soccombente. Il che fare per dare una risposta convincente alla questione, quindi, investe in eguale misura sia gli alleati che il Premier. An, Udc, Lega e partiti minori della coalizione debbono capire che il tempo degli egoismi personali è finito. D’ora in avanti o si privilegia l’interesse collettivo o la sconfitta è certa. Il leader di Forza Italia, da parte sua, non può limitarsi a recriminare contro la protervia degli alleati che gli hanno impedito di tagliare le tasse. Deve cogliere ogni occasione per rivitalizzare il proprio partito ed il proprio elettorato. Una di queste occasioni è quella offerta dalla sortita di Giulio Tremonti. Regalare all’astensione l’ex ministro dell’Economia, come vorrebbero fare alcuni dirigenti di Fi per paura delle proprie poltrone, sarebbe folle. Viceversa, utilizzarlo per risvegliare gli entusiasmi sopiti, sarebbe saggio. Un primo passo per non fare la fine di Kerry.