torna alla
home page

ARCHIVIO

2002
marzo
febbraio 
gennaio

2001
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

2000
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

1999
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  I laici e la società civile
20 novembre 2004

Le previsioni della vigilia sono state rispettate in pieno. Non mi aspettavo nulla di più di quanto è emerso dall’ottavo incontro promosso da L’opinione delle libertà tra i partiti della galassia laico-riformista, quello dedicato al tema delle prossime elezioni regionali. Ero certo che Gianni de Michelis avrebbe ribadito la propria disponibilità ad andare avanti lungo la strada che dovrebbe portare a dare vita ad una Federazione dei laici e dei riformisti. Ero altrettanto sicuro che liberali e socialdemocratici avrebbero manifestato una adesione analoga. E che, mentre i repubblicani si sarebbero mostrati molto più prudenti a causa delle proprie questioni interne, i radicali sarebbero tornati a manifestare tutto il loro scetticismo e la loro sostanziale avversione per una operazione che li costringerebbe a sporcare la propria identità con quella dei “vecchi cocci” della prima Repubblica. Proprio perché prevedevo alla perfezione come sarebbe andato a finire l’incontro dell’Hotel Nazionale avevo parlato di “operazione semi-disperata”. 

Ma proprio perché non ho mai nutrito illusioni di sorta mi permetto ora di non disperare del tutto. Se l’esperimento delle liste laiche e riformiste dovesse essere realizzato in qualche realtà regionale, il pessimismo verrebbe automaticamente ridotto. Non tanto perché le vecchie sigle della galassia, quella radicale compresa, incomincerebbero a verificare l’effettiva realizzabilità del progetto. Quanto perché, ad accorgersi della possibilità di dare vita ad una nuova aggregazione capace di riequilibrare il bipolarismo imperfetto, potrebbe essere quella fascia di cittadini italiani che sono disillusi della politica dei due poli e sono alla ricerca di nuovi punti di riferimento capaci di farsi carico dei problemi reali del paese. Non c’è da disperare, allora. Perché se la strada dei vecchi “cocci” dovesse risultare impercorribile, c’è sempre quella dell’appello diretto alla società civile. Quella che non ha egoismi di parte da tutelare ma solo l’interesse di non andare a fondo con una classe politica non all’altezza del momento.