![]() |
|
Liberali a congresso 30 novembre 2004 Come promotore della Casa Laica dovrei guardare con scetticismo e preoccupazione alla celebrazione del congresso di rifondazione del Partito Liberale italiano che si apre venerdì prossimo a Roma. Una delle questioni più accese del dibattito sul ruolo dei laici e dei liberali nella Seconda Repubblica è quello sul dilemma se resuscitare le vecchie sigle o dare vita ad una nuova aggregazione. Ed avendo più volte in passato manifestato la mia preferenza sulla seconda ipotesi, tanto da trasformarmi in alfiere del progetto di alleanza di tutte le forze dell’area laica e riformista, dovrei presentare il prossimo congresso del Pl in maniera decisamente critica. Invece metto a disposizione le pagine de “L’opinione delle libertà” per la vigilia del dibattito congressuale. lo faccio non solo in nome della storia e della tradizione che fa di questo giornale la più antica voce liberale presente nel paese. Non solo in segno di solidarietà nei confronti di Stefano de Luca e di tutti gli amici che collaborano con lui per il rilancio del Pli. Non solo per l’antica amicizia che nutro nei confronti di Renato Altissimo. Ma, soprattutto, perché sono assolutamente convinto che il progetto della Casa Laica può avere successo, contribuendo così a correggere il bipolarismo imperfetto all’italiana, esclusivamente a condizione che accanto ai pilastri socialista e repubblicano ci sia anche un solido e ben identificato pilastro liberale. Mi piacerebbe, e sarebbe fin troppo opportuno, se insieme ai primi tre vi fosse anche un quarto pilastro rappresentato dai radicali. Ma l’indisponibilità dichiarata di chi prima di ogni altro avrebbe titolo ad occupare l’area laica rende il desiderio irrealizzabile. E rende ancora più marcata la necessità di una forte presenza liberale all’interno della Casa Laica. In assenza dei radicali, infatti, spetta ai liberali, sia agli eredi diretti della tradizione del liberalismo politico italiano, sia a quelli che non si rifanno alla storia del Pli ma sono convinti che solo le idee di libertà possono assicurare il futuro del paese, svolgere un ruolo propulsivo e prioritario nell’area destinata a diventare l’ago della bilancia della politica italiana. In questa luce il congresso di rifondazione del Pli costituisce una tappa importante del processo di aggregazione laica e riformista partito dopo le elezioni europee. Su di esso, ovviamente, grava il pericolo che ricorre perennemente in queste occasioni. Quello di privilegiare più l’aspetto contrassegnato della nostalgia del passato che l’aspetto della proiezione verso il futuro. Ma se si sfugge al rischio di trasformare il congresso in una riunione di “combattenti e reduci” e si caratterizza l’incontro come punto di partenza di un progetto innovativo molto più ambizioso, l’occasione diventa importante. E non va persa. Anzi, va colta a favorita al massimo. Sempre nella prospettiva di quel progetto ambizioso di cui “L’opinione delle libertà” si è fatto e continuerà ad essere deciso portavoce. |