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  Le giaculatorie del Professore
1 dicembre 2004

Se il “nuovo inizio” di Romano Prodi è lo sciopero generale di ieri vuol dire che l’opposizione è destinata a restare tale almeno fino al 2011. La marcia bagnata contro la finanziaria ed il taglio delle tasse del governo organizzata dalle grandi confederazioni sindacali e dai partiti della sinistra è stata la dimostrazione più clamorosa e drammatica della totale incapacità del vecchio blocco sociale dei lavoratori garantiti e dei capitalisti in cerca di assistenza di saper dare risposte adeguate ai problemi del tempo presente.
Da questo punto di vista le manifestazioni di piazza di ieri equivalgono alle processioni che si facevano ai tempi delle epidemie di peste o di colera. Allora, nell’impossibilità di debellare il morbo sconosciuto che mieteva vittime a centinaia, ci si rifugiava nella liturgia religiosa. E si finiva con l’allargare ulteriormente il contagio. 

Adesso, nella incapacità di trovare una risposta convincente alla crisi economica europea, la sinistra italiana non trova di meglio che rifugiarsi nella liturgia politico-sindacale degli scioperi. Con la conseguenza che la riduzione delle ore di lavoro finisce con il colpire quella produttività che invece dovrebbe essere aumentata per invertire la strada del declino. Nessuno, ovviamente, attribuisce capacità miracolistiche alle scelte prese dal governo in materia di riduzione fiscale. Ma almeno si tratta di un tentativo che risponde ad una ricetta precisa, quella che in prospettiva dovrebbe portare alla mai attuata riforma dello stato sociale. 

Il “nuovo inizio” di Romano Prodi non ha neppure la dignità del tentativo. E’ il nulla più assoluto, la liturgia fine a se stessa, la giaculatoria impotente e controproducente. Il tutto nel quadro di quella battaglia di conservazione dell’assistenzialismo, primo responsabile del declino del paese, su cui sindacati ottusi, imprenditori miopi e sinistra priva di idee si vanno impegnando allo spasimo ormai da più di dieci anni. Il futuro dell’Italia passa attraverso la sconfitta di questo blocco sociale di parrucconi. E se lo sciopero di ieri ha un merito è solo quello di aver chiarito una volta per tutte che per invertire il declino bisogna liberarsi dei chierici imbroglioni.