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I laici e la seconda ondata 10 dicembre 2004 E’ bene che nel centro destra nessuno si illuda sulla irrefrenabile tendenza dei dirigenti del centro sinistra di farsi male da soli. E’ vero che la lotta per l’egemonia tra Ds e Romano Prodi è destinata ad aumentare. E’ altrettanto vero che l’asse preferenziale tra l’ex presidente della Commissione Ue e Fausto Bertinotti non è in grado di reggere una seria verifica programmatica. Ed è infine vero che Prodi non deve fronteggiare solo i Ds e una Rifondazione decisa a contare più di ogni altro partito, ma si trova a fare i conti con Francesco Rutelli, una parte degli ex popolari e l’intero mondo degli ex girotondini. Ma tutti questi problemi messi insieme non costituiscono affatto la garanzia che il centro destra abbia in tasca la vittoria alle prossime elezioni. Anche la Casa delle Libertà è abituata a farsi male da sola. E se vuole uscire indenne dalle prossime regionali e rivincere le politiche del 2006 deve contare sulle proprie forze ed iniziative e non sugli errori altrui. Posta questa prima considerazione ne deriva automaticamente la seconda. Cioè che da qui alle elezioni non si potrà contare solo sull’effetto benefico della promessa del taglio delle tasse. E neppure sulla reazione popolare a qualche tardivo tentativo di azzoppamento giudiziario di Silvio Berlusconi. Per tornare a battere il centro sinistra il centro destra ha bisogno di una complessa iniziativa politica tesa a recuperare dall’astensione la massa dei delusi per la scarsa incisività dell’azione di governo. Il presidente del Consiglio ne è perfettamente consapevole. Ed ha già avviato ciò che è di sua competenza. Ha lanciato la nuova politica fiscale trasformandola nel punto di coagulo e di ricompattamento della maggioranza. E, con le nuove cariche interne di Forza Italia, dalla vice presidenza del partito a Giulio Tremonti alla presidenza del Consiglio nazionale ad Alfredo Biondi, ha avviato l’indispensabile ristrutturazione della propria forza politica. Ma non siamo più nel 2001 e neppure nel ‘94 o nel ‘96. La novità politica della legislatura è che anche Berlusconi ha bisogno di aiuto per tornare a vincere. Da solo può recuperare una parte dei delusi ma non tutti. Per la completa mobilitazione di chi non vuole farsi governare dalla sinistra ostaggio dei no-global è indispensabile la partecipazione non solo di tutti gli alleati ma anche (e forse soprattutto) delle forze marginali ed esterne alla Casa delle Libertà. In questa luce va posto il processo di costruzione della Federazione Laica e Riformista sollecitato da “L’opinione delle libertà” e concretamente avviato nei mesi scorsi dal Psi, dal Pli, dal Pri e dello Psdi. Il congresso che la scorsa settimana ha ridato vita al Partito Liberale Italiano ha posto al centro della propria strategia politica la realizzazione della Federazione attraverso la formazione di liste unitarie alle prossime regionali. Il prossimo congresso del Psi dovrebbe sancire lo stesso progetto. Ed è probabile che anche repubblicani e socialdemocratici compiano lo stesso passo nel giro di poco tempo. Ma all’iniziativa politica va aggiunta quella mediatica. Non basta celebrare i congressi e varare le liste unitarie. Bisogna bucare il muro dell’indifferenza che il mondo dell’informazione riserva alle forze politiche minori. E per farlo è necessario per un verso accelerare i tempi della costruzione della Federazione per imporla all’attenzione dell’opinione pubblica come l’unica novità politica di rilievo di fine legislatura. Per l’altro avviare una serie di iniziative nella società civile, nelle scuole e nelle università, nelle aziende, per chiarire che il messaggio politico delle forze laiche e riformiste non è di nostalgia per il passato ma di ribellione nei confronti del presente. E’ il momento della seconda ondata perché il cambiamento non sia solo di facciata ma reale e profondo. Ed il compito di guidare l’operazione spetta ai laici ed ai riformisti. |