torna alla
home page

ARCHIVIO

2002
marzo
febbraio 
gennaio

2001
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

2000
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

1999
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  La svolta della legislatura
30 dicembre 2004

Per quanto riguarda la politica interna il 2004 si chiude in maniera esattamente contraria a come si era aperto. A gennaio si discuteva della crisi della maggioranza, delle divergenze laceranti e paralizzanti della Casa delle Libertà, delle difficoltà legate alla missione in Iraq, della possibilità di arrivare ad una rottura ad alle elezioni anticipate, del disamore del popolo di centro destra nei confronti di Silvio Berlusconi e degli altri partiti della coalizione di governo e della possibilità che la probabile sconfitta elettorale di Bush negli Stati Uniti trascinasse negli abissi anche l’alleato italiano. 
Questi temi, ovviamente, si portavano automaticamente appresso la grande ripresa del centro sinistra con la certezza automatica di una grande vittoria elettorale alle Europee, un pacifismo dilagante che sembrava destinato a spianare la strada alla vittoria americana di Kerry e la certezza che alla fine dell’anno bisesto l’Italia si sarebbe fatalmente ritrovata con un nuovo governo e con un nuovo leader. Ovviamente segnati dal marchio doc della sinistra. 

La realtà ha invece sconvolto le previsioni. Kerry ha perso e Bush ha vinto, il pacifismo si è riassorbito ed in Italia non c’è nessuno provvisto di un minimo di buon senso che insista nella richiesta di un immediato ritorno dei nostri soldati dall’Ira. Il governo e la maggioranza sono in netta ripresa al punto da aver varato la Finanziaria con i tagli alle tasse nell’ultimo giorno utile dell’anno ed avere realizzato un doppio rimpasto del tutto indolore. Ma, soprattutto, alla crescita della fiducia popolare nei confronti di Silvio Berlusconi che ha scommesso sull’alleato vincente e che non teme di ridurre le tasse, corrisponde il crollo verticale del centro sinistra e del suo leader Romano Prodi. Da probabile Premier il povero “Professore” è passato ad essere il leader dimezzato e perennemente discusso dell’opposizione. 

Ed il nuovo anno si apre all’insegna del dilemma se Prodi continuerà a mantenere questa posizione precaria o se entro la fine dell’anno dovrà passare la mano a qualche altro personaggio del centro sinistra. La legislatura, in altri termini, ha preso una piega del tutto imprevista. Sembrava destinata a concludersi in salita per Silvio Berlusconi ed in discesa per i nemici del Cavaliere. Invece ha imboccato la strada opposta. Ed è diventata spianata per Berlusconi e verticale per Prodi. E’ vero che in politica tutto può cambiare in poco tempo. Ma chi è pronto a scommettere che alla fine del 2005 saremo tornati all’inizio del 2004?