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Un perdono soltanto a metà 5 gennaio 2005 Silvio Berlusconi ha tutto il diritto di perdonare il proprio aggressore. Anzi, se vuole può anche invitarlo a pranzo accompagnato dalla mamma e, magari, trovargli un posto di lavoro in una delle aziende del proprio gruppo. Ognuno è libero di risolvere come meglio crede le proprie questioni personali. E se il Premier ha deciso di chiudere la partita, aperta a colpi di treppiede dal suo aggressore, con un gesto di clemenza e di distensione non si può non approvare ed applaudire. Ma accanto alla questione personale chiusa dal Cavaliere con un comportamento ispirato ad una generosa cristianità, c’è anche una questione politica. E qui la faccenda si complica. Perché Berlusconi può anche porgere l’altra guancia o l’altro orecchio al “treppiedista”. I suoi elettori, però, non possono in alcun modo fare altrettanto nei confronti di quanti hanno trovato le più incredibili giustificazione all’aggressione contro il Premier o hanno addirittura inneggiato all’atto di violenza commesso dallo sventato simpatizzante diessino del mantovano. Berlusconi, in altri termini, fa benissimo a non presentare querela nei confronti di Del Bosco ed a tranquillizzare la mamma del babbeo. Ma gli elettori del centro destra non possono in alcun modo perdonare i Mario Luzi, le Rosi Bindi, i Pancho Pardi e tutti quegli sconsiderati che nel giustificare il lancio del treppiede contro il presidente del Consiglio hanno di fatto esaltato la violenza come strumento di soluzione delle contese politiche. Nei confronti di questi forsennati esaltatori della violenza non ci deve essere alcuna forma di generosità cristiana o di umana compresione. Meritano la massima riprovazione e la condanna più ferma e più irreversibile. E non solo perché hanno voluto dipingere Berlusconi come il tiranno di un regime autoritario contro cui è legittimo usare la violenza. Ma soprattutto hanno inoculato nella società nazionale un virus letale fin troppo noto nel nostro paese. Quello che legittima la violenza come strumento di lotta dell’avversario politico. Dal treppiede alla spranga il passo è breve. E dalla spranga alla P38 ancora meno. Chi ha memoria degli “anni di piombo” e della loro genesi sa bene che se si vuole evitare il ripetersi di quella tragedia non si può transigere su questo punto. Berlusconi può permettersi di perdonare il proprio aggressore. Gli italiani non possono fare altrettanto con i seminatori di odio. |