torna alla
home page

ARCHIVIO

2004
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

2003
dicembre
novembre
ottobre
settembre
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo

febbraio
gennaio

2002
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile

marzo
febbraio 
gennaio

2001
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

2000
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

1999
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  Solidarietà senza retorica
6 gennaio 2005

Dio ci guardi dalla retorica buonista per la tragedia del Sud Est asiatico! Abbiamo celebrato con convinzione la giornata europea di lutto per le oltre centocinquantamila vittime del maremoto. Abbiamo osservato i tre minuti di silenzio per la prima ed immane tragedia globale del terzo millennio. E siamo pronti a compiere ogni atto di solidarietà concreta e reale che si renderà necessario per alleviare le sofferenze delle popolazioni più povere del pianeta. Ma, per favore, ci venga risparmiata l’ondata mediatica del buonismo ipocrita. Basta con i vip fasulli che piangono in diretta per meglio apparire al proprio pubblico e conquistarsi un posto in uno dei futuri reality! Basta con le omelie domenicali ripetute all’infinito dai Tg di osservanza clericale, le banalità quirinalizie trasformate in pillole di saggezza suprema, le raccolte di fondi che diventano occasione di lite tra chi le dovrebbe gestire, le manifestazioni di piazza per esprimere in maniera teatrale un dolore niente affatto sentito, i derby del cuore e lo sfruttamento cinico della sofferenza da parte di chi ha tutto e vuole togliere a chi non ha nulla anche il diritto di piangere da solo.

Ma basta, soprattutto, con la sciocchezze politiche della richieste di cancellazione dei debiti dei paesi colpiti dal maremoto e le ridicole riaffermazioni di un ruolo centrale dell’Onu! Il cataclisma epocale del giorni di natale del 2004 non ha sconvolto solo le coste del Sud Est asiatico. Ha spazzato via tutta quella retorica politicamente corretta che si era addensata e cristallizzata nell’opinione pubblica dei paesi occidentali. Ed ha messo a nudo che non è con il buonismo ipocrita ma solo con il realismo concreto che è possibile affrontare e tentare di risolvere materialmente il dramma del momento. Una abolizione del debito a cui non segua un programma almeno decennale di ricostruzione e di sviluppo da realizzare sotto lo stretto controllo di una autorità internazionale servirebbe solo a rafforzare alcuni governi corrotti ed antidemocratici. 

E pensare poi che questa autorità internazionale a cui demandare il compito di controllare il buon esito degli aiuti possa essere l’Onu di Kofi Annan non è una illusione ma una clamorosa corbelleria. E’ il momento di nuove formule per la cooperazione e la solidarietà internazionale. Ma, soprattutto, è il momento di ripensare concretamente alla formula del governo mondiale chiudendo una volta per tutte la storia di un organismo come le Nazioni Unite che ormai eccelle solo nel difendere la sopravvivenza delle proprie strutture burocratiche.