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  La scelta del Brontolo radicale
11 gennaio 2005

Se Marco Pannella avesse lanciato la sua proposta di “contratto” politico alla Casa delle Libertà a nome dell’intera area laica e riformista, il risultato sarebbe stato dirompente. I dirigenti della maggioranza non si sarebbero divisi sulla opportunità o meno di realizzare una alleanza con la sola componente radicale. Ma sarebbero stati costretti ad accettare qualunque tipo di accordo il leader radicale avesse proposto in qualità di leader di una area provvista non della sola utilità marginale determinante in una cinquantina di collegi ma di una forza decisiva per la maggioranza ed il governo del paese. A voler recriminare sulla scelta di Pannella di rimanere il padre padrone dell’utilità marginale invece che il leader della forza determinante, si potrebbe andare avanti all’infinito. Magari partendo dalla considerazione che non è conveniente bollare come “nanetti” le formazioni minori laiche e socialiste quando poi si vuole entrare a far parte dello stesso giardino di Biancaneve-Berlusconi. Perché mai il Brontolo radicale dovrebbe essere considerato come il Colosso di Rodi rispetto al nanetto socialista Pisolo, a quello repubblicano Dotto o a quello liberale Cucciolo? 

Le recriminazioni, però, non servono a nulla. Anzi, finiscono solo con l’alimentare polemiche inutili su vicende non più modificabili. Di conseguenza non rimane che prendere atto della realtà. Cioè della legittima scelta radicale di puntare sulla propria identità e diversità invece che assumere la guida dell’intera area laica e riformista. E della decisione di Marco Pannella di avviare un percorso destinato a riportare in quale modo i radicali nelle istituzioni. Da quelle regionali a quelle nazionali. In alleanza con il centro destra o, in linea subordinata, con il centro sinistra. Di questa realtà non si può dare che un giudizio positivo. Nessun dubbio può avere chi ha predicato per anni la necessità che una componente del mondo laico così importante e significativa come quella radicale uscisse dalla testimonianza extraparlamentare a rientrasse a pieno titolo nel gioco della politica italiana. Prendiamo atto che l’area laico-riformista non è unita. E che gli interessi dei radicali probabilmente potranno entrare in collisione con quelli dei laico-riformisti. Ma salutiamo ugualmente con soddisfazione la conclusione del Comitato Nazionale radicale. La proposta del “contratto” rompe l’immobilismo frenetico che per troppo tempo aveva caratterizzato l’azione politica radicale e mette in movimento un processo dalle conclusioni ancora indefinite. Chissà che alla fine l’unità cacciata dalla porta non finisca con il rientrare in qualche modo dalla finestra!